Danza&Danza Web

Danza&Danza Web

Pro e contro

Jeyasingh, Belaza, Castellucci e Ninarello: una Biennale alla ricerca delle radici

rid_mg_7764_srgb_11.jpg

VENEZIA L’apertura dell’ultima Biennale Danza firmata Virgilio Sieni (in scadenza di mandato) ha avuto esiti ondivaghi. Pubblico disorientato da alcuni spettacoli tra cui l’atteso debutto mondiale di Emanuel Gat per la sua compagnia. Coprodotto da grandi realtà internazionali, compagnia per l’occasione ampliata a dieci interpreti e musica live, Sunny prometteva di essere una sperimentazione musicale-coreografica in cui l’israeliano in tandem con il musicista Awir Leon ripensava le strutture coreografiche in una sorta d’indagine delle infinite sfaccettature dei rapporti umani. E di protagonismo/esibizionismo del singolo, nonché di relazioni distorte e filtrate dai travestimenti, si parla nel pezzo, ma senza una vera necessità compositiva. Ottanta minuti in cui si susseguono entrate e uscite di danzatori, assoli, duetti, parti corali (non perfettamente eseguite) da cui stentano a emergere sviluppo e nitore.

D’antan, e interminabile, l’assolo della tedesca Isabelle Schad, Der Bau (La Tana), ispirato a Kafka e all’eponima novella in cui una donna matura, la stessa Schad, si avvolge con drappi voluminosi e poi si scopre, provando a ridefinire con suoni spazializzati e scricchiolii di ossa il rapporto tra interno-estero, corpo-spazio.

Riconcilia con il pensiero coreografico, invece, la bella performance di Shobana Jeyasingh alla Fondazione Cini. Coreografa del mélange tra stilemi occidentali e danza tradizionale indiana, Jeyasingh in Outlander fa sfilare sotto la riproduzione del dipinto Le nozze di Cana del Veronese (quello originale è al Louvre), i suoi tre bravi danzatori. La corrispondenza con l’opera pittorica sta nella commistione di dettagli antichi e contemporanei e nel viaggio a ritroso nelle radici - dal contemporaneo più delineato al Bharata Natyam – in antagonismo dialettico con l’avanzamento a nastro sulla passerella dei tre bravi interpreti.

Affascina ancora una volta la franco-algerina Nacera Belaza con Sur le fil, terza e nuova tappa - dopo Le Cri e La traversée - della trilogia in cui la coreografa prova a valicare la dimensione corporea per definire un luogo dell’immaginario che superi il presente in un'ottica di simbolica liberazione. E Sur le fil è proprio questo: un atto liberatorio dopo la costruzione della rotazione su se stessi e della camminata in cerchio all’indietro nel buio assoluto, Leitmotiv del pezzo che lo precede, La traversée.

Di grande impatto e raffinata composizione la performance Kudoku di Daniele Ninarello e Dan Kinzelman. Il danzatore torinese trova perfetta sintonia nel dialogo con il sax e i suoni di sintesi del pluristrumentista americano virtuoso del jazz, che amplia e distorce i suoni costringendo il corpo di Ninarello a corrispondergli. Così il movimento si blocca, si ingrandisce, si fa sincopato, robotico e infine fluido in giravolte da derviscio che subito si spezzano nel torso e nelle linee delle braccia.

Ma la Biennale a firma Sieni, si sa, è anche College, ovvero formazione. Nel proliferare di esperienze una gemma preziosa si è vista: Verso la specie, lavoro di Claudia Castellucci per un gruppo di giovani interpreti. Ritorna anche qui il bisogno di ritualità e spiritualità nella figura ricorrente del cerchio, nelle azioni propiziatorie che i gesti riproducono, nelle processioni.  Castellucci sembra voler ricercare un punto di congiunzione e fratellanza tra le culture. In abiti austeri, total black, i danzatori avanzano come in processione, incorporano il ritmo live di Stefano Bartolini, combattono, pregano, falciano, si inginocchiano, ri-pregano e finalmente sfoderano una bandiera, che al tempo stesso è telo double face che si trasforma in tenda, in parete, in fazzoletto di terra intorno al quale si resta confinati e distanti. Venti minuti di rara stratificazione, una moderna moresca tra cristiani e musulmani di impeccabile costruzione visiva.

La Biennale Danza 2016 prosegue fino al 26 giugno.

21/06/2016

Maria Luisa Buzzi

Stampa l'articolo Torna indietro

Pro e contro

"Act of mercy" di Antonello Tudisco

_dsc2514_copy.jpg

NAPOLI Per la stagione “Stabile Danza” del Teatro Mercadante, il coreografo Antonello Tudisco. di Interno5, mette in scena un lavoro sulla ricerca della pietà nel tempo presente: "Act of mercy".

Continua a leggere...

 

>

News

FOG si allarga al DiD Studio con tre giovani proposte

IL 25 e 26 marzo con Giovanfrancesco Giannini, Collettivo Munerade e Salvo Lombardo

fog_giovanfrancesco_giannini_datamigration_1_ph_antonia_treccagnoli.jpg

MILANO Secondo appuntamento ideato da FOG 2019 in coproduzione con il DiD Studio di Ariella Vidach, partner prezioso del Triennale Teatro dell’Arte, per presentare al pubblico milanese alcune tra le più interessanti proposte della giovane danza italiana. In scen ala DiD Studio Fabbrica del Vapore il 25 e 26 marzo (dalle h.20) tre prime assolute all’insegna della ricerca. 

Continua a leggere...

>

News

"Sagra della primavera" e "Stabat Mater" di Edward Clug con il Balletto di Maribor

Al Sociale di Como il 29 marzo

stabat_mater.jpg

COMO Il Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor diretto da Edward Clug è ospite al Teatro Sociale di Como con un dittico tra sacro e profano firmato dal direttore. In scena Le sacre du printemps di Igor Stravinsky e lo Stabat Mater di Pergolesi, venerdì 29 marzo h. 20.30.

Continua a leggere...

 

>

News

What we are: piattaforma coreografica a Udine

Candidature entro il 7 aprile

web_wwa_solo_foto_orrizzontale_kopie_1_.jpg

UDINE Scade il 7 aprile la open-call per la piattaforma coreografica What We Are rivolta ad autori e interpreti della scena contemporanea nazionale ed estera, in programma il 5 maggio al Teatro S. Giorgio di Udine, firmata dall’ADEB, Associazione Danza e Balletto, in collaborazione con Comune di Udine, CSS-Teatro Stabile di Innovazione F.V.G. e il nostro magazine. 

Continua a leggere...

 

>