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Intervista

Luca Masala: "è la cultura a curare l'anima"

Come è vissuto il lockdown all'Académie Princesse Grace di Monte-Carlo

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MONTE-CARLO Non ha mai smesso di recarsi in studio il Direttore dell’Accademia Princesse Grace di Monte-Carlo, Luca Masala. Da quando la scuola ha chiuso l’attività, il suo ruolo è stato quello di comunicare con i suoi allievi, in confortevole solitudine, da quelle sale i cui spazi di una quotidianità bruscamente interrotta rappresentano il loro mettersi in gioco, ogni giorno, per costruire il proprio futuro.

Già Primo ballerino al Bayerisches Staatsballett di Monaco e al Ballet du Capitole di Tolosa, complesso di cui è stato per molti anni anche maitre de ballet, dopo aver danzato in molti complessi internazionali, dal 2009 è a capo dell’Accademia su invito di Jean-Christophe Maillot.

“Il 13 marzo - racconta Masala - ho finito la riunione con il mio staff ho dovuto chiudere la scuola e far rimpatriare tutti gli studenti. Potevo metterli in quarantena qui ma mi sono chiesto: quando c’è un pericolo importante, dietro a che porta vorresti trovarti: quella della tua scuola o quella di casa tua? Temevo, come è accaduto, che la situazione potesse ulteriormente deteriorarsi.” 

Dopo quel traumatico provvedimento come hanno reagito gli studenti? I primi giorni tutti erano felici di stare vicino ai propri familiari ma poi hanno dovuto gestire le loro paure, fragilità emerse dalla scomparsa di amici e parenti o affrontare separazioni forzate, comunque situazioni di grave disagio. Per questo ho pensato di intensificare i contatti con me e con i mei collaboratori non solo per ciò che riguardava la forma fisica dei ragazzi - fatta attraverso le lezioni a distanza - ma anche per supportarli psicologicamente con azioni e messaggi positivi.

Perciò è nato Once upon a time? Ci spieghi cos’è. Volevo stimolare gli studenti a lavorare su se stessi non solo per avere l’approvazione del maestro, e ho cercato un esempio in quella che era la mentalità della mia generazione, ovvero danzatori che lavoravano con passione e umiltà, meno egocentrici e autoreferenziali di quelli di oggi. Once upon a time coinvolge tutte le classi della scuola e tutte le materie curricolari, consiste in una storia avviata inizialmente da me, della durata di un paio di settimane, in cui ciascun allievo deve apportare la propria creatività mettendosi in gioco in forma diretta. Il risultato è una drammaturgia collettiva dove io mi inserisco con piccoli twist, per adattare o dirottare gli eventi a seconda delle caratteristiche dei ragazzi. Il tutto è corredato da immagini e commenti prodotti dagli stessi in modo tale che al loro ritorno a Monte-Carlo stamperemo un libretto, una sorta di memoria condivisa a cui avranno accesso anche gli studenti a venire e creeremo un angolo di lettura chiamato proprio ‘corona virus’!  

Come sta gestendo il lavoro a distanza? Anche se non credo sia giusto impartire le lezioni on line ho dovuto fare di necessità virtù e nell’utilizzare la tecnologia apporto richieste specifiche: organizzo classi in differita ma anche registrate, per ogni livello di studio, in cui gli allievi ricevono delle correzioni ad hoc alle quali poi devono puntualmente rispondere. Credo sia molto utile per loro imparare a guardarsi oltre quello che è lo sguardo del Maestro, in una forma attiva e più consapevole. Un impegno costante e faticoso che costringe il corpo insegnanti ad analizzare tutte le registrazioni delle classi. Un’emergenza di queste proporzioni non influirà tanto sul ballerino quanto sulla persona, alla fine c’è chi cadrà e chi scoprirà un senso etico del lavoro.

Quali sono le possibilità di ripresa per la scuola e per i suoi collaboratori? Al momento sia gli stipendi che le borse di studio non sono stati toccati. Però per noi poter ripartire significa che deve ripartire il mondo, diversamente non vedo possibilità. In questi giorni ho già presentato una proposta che ci consenta di riaprire la scuola e l’internato annesso, accogliendo gli studenti e mettendoli in quarantena. Nessun accesso esterno o interno a parte quello di personale addetto a occuparsi delle necessità ordinarie dei ragazzi. In un momento come quello che stiamo vivendo, la nostra situazione appare fortunata, non è così per tutti. Temo che molti paesi approfitteranno per eliminare ciò che nell’ambito culturale non è considerato purtroppo prioritario. Ma è la Cultura la cura dell’anima.

12/05/2020

Elisabetta Ceron

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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