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Pro e contro

L'inesauribile vita di Kitri la Moscovita

In occasione dello streaming del Bolshoi il 7 maggio

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MOSCA In attesa della diffusione del Don Chisciotte del Balletto Bolshoi in programma il 7 maggio alle 18 ora italiana con Semyon Chudin e Ekaterina Krysanova nei ruoli principali, vi proponiamo questo approfondimento sul personaggio di Kitri uscito nel 2016 nella nostra rivista. 

Ma Don Chisciotte è moscovita o pietroburghese? La sua piccante allegria, l'attacco gioioso delle sue danze, lo smagliante gioco di bravura di Kitri e Basilio devono il loro carattere, la loro ragion d'essere al fatto di essere stati forgiati nel corso del tempo dai coreografi 'realisti' in forza al Bolshoi di Mosca o dai puristi del Mariinsky – in era sovietica Kirov - a San Pietroburgo?

La domanda non è peregrina. Perché se ormai Don Chisciotte – da Marius Petipa - è patrimonio collettivo e appartiene alle compagnie di tutto il mondo è evidente che proprio nella levigatura della coreografia di questo amato balletto contano particolarmente le radici culturali del teatro e della città in cui si è fatto 'classico'.

E' Mosca quella città: la città in cui Don Q debutta firmato da Marius Petipa nel 1869, e in cui viene riveduto nel 1900 da Alexander Gorskij, che lo riassetta seguendo il credo di una verosimiglianza drammaturgica e il colore che conosciamo, fatto di tanti dettagli realistici e momenti a ritmo indiavolato in cui la gioventù si fa beffe dell'anziano e il povero del ricco.

L'intonazione del balletto del resto non solo si attaglia bene alla natura della metropoli orientale, per natura gaudente, vitalissima è caotica, ma anche del nuovo pubblico che dopo la rivoluzione sovietica affolla il teatro Bolshoi: forse, anzi, è proprio la riuscita della revisione  fatta da Gorskij che contribuisce a salvaguardare in epoca sovietica la vita del repertorio classico imperiale (cui appartiene appunto il Don Chisciotte): il dibattito feroce sorto nei primi anni del nuovo regime sul destino del balletto, vedeva gli uni considerarlo orami un genere retrivo e museale e gli altri, con le dovute innovazioni drammatiche e stilistiche (come quelle di Gorskij) un tipo di spettacolo utile a veicolare messaggi e ideologie legate al nuovo progetto culturale.

Se dunque Don Chisciotte è moscovita, le sue Kitri più significative, che hanno segnato questo ruolo con la loro personalità, talento, fisicità e tecnica, sono anch'esse cresciute sul palcoscenico del Bolshoi. Con una selezione del tutto personale e passibile di aggiunte, nel nostro viaggio ideale attraverso l'evoluzione di questo personaggio che in gergo ballettistico si affida (apparentemente) a quelle ballerine definite soubrette (piccole, vivaci e scattanti) ecco che alla memoria si staglia invece la figura sensuale e fiera di Maya Plisetskaya (debutto nel ruolo 1950) nella sua celebre entrata nel grands jetées à la russe,  schiena inarcata e gambe guizzanti, esplosiva d'energia ma raffinatissima nello stile.

Che è, in lei, del tutto originale: l'innata precisione e pulizia nella forma e il magnetismo della sua presenza scenica sono  infatti il frutto della fusione tra uno studio impeccabile, di precisione cristallina e una tipicità umana dai tratti e dal temperamento 'meridionale', quasi levantino, affusolato nelle linee del corpo e nei seduttivi tratti del bel volto, nelle leggendarie braccia qui usate con esotismo flamboyant. La sua Kitri, più che flirtare con Basilio, ammalia il pubblico: lo tiene avvinto con la velocità inarrestabile dei suoi giri, con la speditezza delle sue corse e il ballon mozzafiato dei salti. Una brillantezza che caratterizza anche i momenti più 'classici' del balletto, come l'assolo di Kitri-Dulcinea nel quadro del Sogno, nel quale la divina tiene, unica nel caso, un tempo sostenuto per una lectio magistralis di purezza classica e stile moscovita, appunto definito dalla diagonale di sisonnes che si chiude in arabesque penché sulla punta.

Anch'essa, come Maja, allieva di Elizaveta Gert (e poi di Ulanova) Ekaterina Maximova è l'altra grande Kitri di riferimento. Lei sì che viene immaginata come la soubrette ideale: per la freschezza gaia e leggera che trasmette nella sua danza e nel fisico minuto e adolescenziale. E così appare, nel 1967, quando debutta al Bolshoi nel Don Chisciotte. La scelta di Maximova, intelligentemente, è quella di distanziarsi dal modello Plisetskaya. Sfrutta le proprie qualità, puntando sul carattere mercuriale e capriccioso di Kitri, ma anche sulla propria classe di ballerina lirica: la sua caratterizzazione passa dalla spigliata commedia del primo atto, dove ogni passo, anche il più virtuosistico come i lift del passo a due, è colorito di significato, all'atto del sogno in cui declina una danza lirica ed elusiva, fino al celebre pas de deux finale dove lo splendore accademico dell'adagio si stempera nel solo in un fuoco d'artificio di brillante gaiezza, contrappuntato da sguardi, giochi di spalle e fulminanti passés.

E’ indiscutibile che Natalia Osipova (2005) abbia definito i lineamenti della Kitri moscovita 2.0 per l’esuberanza supersonica con cui affronta di slancio la corografia, per il virtuosismo esilarante esemplificato dai salti senza gravità e i guizzanti fouettes in un flusso costante di dinamica ma soprattutto per il dominio dello spettacolo, cui regala sguardi piccanti, sorrisi, piccoli colpi di ventaglio. La leggendaria velocità di esecuzione, l’attacco gagliardo, sfrenato ma sempre dotato di controllo sono tali che è difficile oggi tornare indietro. La sfida è comunque aperta. La vita della popolana Kitri è inesauribile.

Nella foto Semyon Chudin e Ekaterina Krysanova nella versione del titoo del Balletto Bolshoi che andrà in streaming il 7 maggio (foto Damir Yusopov)

05/05/2020

Silvia Poletti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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