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Intervista

Paola Cantalupo: situazione al Pôle National Supérieur de Danse Rosella Hightower

Riapertura in vista

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È a capo del francese Pôle National Supérieur de Danse Rosella Hightower dal 2009 Paola Cantalupo. Nata a Genova e fiore all’occhiello della formazione scaligera ha una carriera trentennale alle spalle  -Balletto Teatro alla Scala, Ballet du XXème Siècle, Hamburg Ballet, Balletto Nazionale Portoghese-, conclusa da étoile dei Ballets de Monte-Carlo e con prestigiosi riconoscimenti tra cui il nostro Premio Danza&Danza.

In 11 anni di mandato in veste di direttrice artistica e pedagogica, è riuscita a cambiare sede accedendo a una struttura polifunzionale, ha trasformato la scuola in Polo Nazionale Superiore della Danza istituendo una partnership con l’Università di Tolone per la laurea triennale nonché collaborazioni professionali come l’apprendistato di allievi dell'ultimo anno del ciclo superiore al Ballet Preljocaj e al Ballet National de Marseille. Insomma, il centro ha cambiato volto diventando uno dei sei Istituti Superiori Nazionali per la formazione professionale in Francia ma una prova come quella che sta affrontando l’ha colpita particolarmente. Le sue preoccupazioni per le sorti della danza, però, si sono trasformate in forza lavoro e gioco di squadra. 

Cantalupo, come sta organizzando il lavoro e la ripresa della scuola?
Il contatto pedagogico e il supporto agli studenti non è mai mancato, nel senso che dal 17 marzo, data in cui ci hanno confinato a casa, siamo stati in grado di organizzarci attuando le lezioni on line e configurando un programma che si potesse adattare il più possibile a quello in corso. Sia a livello scolastico che artistico ogni professore ha messo in campo, a seconda della propria materia e delle proprie competenze nel gestire la rete, nuove modalità di lavoro proponendosi con assunto creativo a piccoli gruppi di studenti e in differita. Il mio scopo principale è stato quello di motivare tutti puntando a obiettivi alla portata del momento critico, anche se davanti a me ancora non so con certezza ciò che si farà e ogni giorno sono possibili ulteriori cambiamenti.

Dunque chiusi dal 17 marzo e operativi “virtualmente” da subito. Ma quali sono ad oggi le indicazioni del Ministero francese? 
Poiché la scuola di danza collabora con il liceo CIV che riprende l'attività, siamo agevolati ed apriremo prima: il 25 maggio per gli studenti dagli 11 ai 14 anni, e dai 18 in su, mentre il 2 giugno dai 15 ai 18 anni. Il mio slogan è “Appena possiamo, torniamo!”. Certo andremo a riorganizzare le classi sia nella durata che nella presenza numerica per rispettare le misure di sicurezza, agevolare la comunicazione e semplificare il lavoro. Inoltre ho pensato anche a delle mascherine fatte ad hoc dalle nostre sarte di cui dotare gli allievi e che consentano di procedere con il programma annuale ma anche con i tradizionali stage estivi. E ciò prevede pure la riorganizzazione degli spazi comuni, dell’internato con camere doppie o singole e del servizio mensa; infine il controllo della temperatura ogni mattina e la sanificazione da potenziare con personale addetto. In fatto di danza eviteremo il contatto, niente passo a due né ripetizioni di gruppo, distanziamento e responsabilità.

In che modo hanno reagito gli studenti all’emergenza sanitaria e così le loro famiglie, specie quelle dall’estero come la vicina Italia? 
I nostri allievi oltremare come ad esempio i giapponesi non potranno ancora rientrare, per gli europei ci sono ancora molte incertezze. Del resto noi abbiamo fatto la quarantena anticipata in quanto molti ragazzi al momento della chiusura per le vacanze di febbraio si trovavano a casa e al loro ritorno a Cannes sono stati subito isolati. Per fortuna erano solo 7, poi la situazione si è sbloccata e abbiamo convinto tutti a riprendere le attività restando in loco. 

Come sarà la situazione generale della danza nel dopo Covid?
Il dopo Covid ci presenterà una situazione diversa da quella precedente e dovremo adattarci. Il mondo della danza è fermo ma, a mio avviso, bisogna continuare a sviluppare creatività e nuove modalità di lavoro. Balleremo con le mascherine, meglio poco che niente, questa potrebbe essere la nuova filosofia, i piccoli progetti saranno probabilmente sacrificati e ho l’impressione che la convivenza con il virus sarà lunga. La Cultura sarà sempre l’ultima delle priorità. Una probabile battuta di regressione che ci farà tornare come ai nostri tempi, poco lavoro e meno ballerini, e forse l’emergenza costringerà alcuni a lasciare l’attività. Ma si è danzatori anche chiusi in una camera perciò chi deve esserlo lo diventerà comunque. Gli artisti si adattano a tutto! 

 

Paola Cantalupo (foto Vincent Muller)

03/05/2020

Elisabetta Ceron

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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