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Intervista

Nicola Biasutti, docente di balletto alla John Cranko Schule

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Nicola Biasutti, originario di San Daniele del Friuli, ha compiuto il suo percorso artistico alla Scuola del Teatro alla Scala di Milano perfezionato poi da una borsa di studio alla Scuola del Bolshoi di Mosca. Le sue esperienze professionali lo vedono debuttare nel corpo di ballo scaligero poi all’Opera di Zurigo sotto la direzione di Uwe Scholz e infine all’Opera di Dresda nell’era di Vladimir Derevianko.  Conclusa la carriera si dedica all’insegnamento della danza classica grazie agli studi di pedagogia conseguiti alla National Ballet School di Toronto sotto la guida di Mavis Staines. Segue l’ingaggio al Teatro di Friburgo e al Teatro di Basilea dove lavora sia per la scuola che per la compagnia. Dal 2006 è alla John Cranko Schule di Stoccarda, rinomata culla del balletto tedesco e fucina di talenti della scena coreutica: insegna danza classica per i livelli medi ed avanzati. A tutt’oggi l'attività è sospesa e anche Nicola è in quarantena. 

“Viviamo la situazione attuale come un qualcosa di drammatico - commenta via Skype - per la danza restare in casa è fatale!”.

Biasutti, la sua professione è uno scambio continuo di emozioni empatiche attraverso principi tecnici. Costruire un danzatore significa entrare in contatto con il suo corpo, con la sua sfera cognitiva ed emotiva. Come incide il cambiamento sul tuo mestiere?
L’emergenza sanitaria affida agli insegnanti una responsabilità ulteriore che è quella di ripartire dando agli studenti messaggi giusti e positivi. Non basta trasmettere il sapere dei passi c’è molto di più… Qui tutto è chiuso e in attesa di avere notizie ulteriori restiamo in contatto con i nostri studenti via mail, assegniamo loro compiti di vari soggetti inerenti la teoria e la storia del balletto.

La danza avrà un futuro?
Anche se questo terribile momento ci ha letteralmente paralizzati voglio credere al futuro benché non veda onestamente una strategia vincente. Al momento tutti sono alla ricerca di soluzioni ma non dimentichiamo che per l’intero pianeta si tratta di una situazione completamente nuova e complicata, per cui prima di tutto la salute! Spero solo che con la crisi economica non vengano fatti ulteriori tagli all’arte, questa è la mia vera paura: la danza purtroppo è sempre a rischio.

Cosa pensa di tutte le offerte di training on line che ci propongono quotidianamente sul web?
Penso che possa funzionare soprattutto per giovani studenti che non sanno bene come gestirsi, un professionista dovrebbe invece essere autonomo e sapere di cosa il suo corpo ha bisogno. Proporsi è anche un modo di farsi pubblicità. In generale le varie proposte risultano anche interessanti, ma bisogna sempre fare attenzione alla qualità. Resta chiaro che la lezione per professionisti va fatta in una sala con le condizioni adatte … non certo in salotto. 

La componente virtuale nell’apprendimento, amplificata anche dalla situazione che stiamo vivendo, ci obbliga ad accettare nuove forme?
Per quanto riguarda l’apprendimento virtuale, in voga già prima del virus, direi che non sono favorevole. Ossia capisco che le generazioni sono cambiate e bisogna avanzare con i tempi, ma la danza va fatta e trasmessa dal vivo con il contatto dell’insegnante, con il pianista, con il sudore, le gioie e le frustrazioni, insomma la nostra vita quotidiana in sala. 

Lo spettacolo, l’arte sono necessari per la crescita e il nutrimento della società. Come si riuscirà a infondere fiducia e a mantenere vivo il desiderio di tornare a frequentare senza timore i luoghi della cultura?
La cultura sarà sempre essenziale per la nostra vita, ma sappiamo che per la classe politica spesso non lo è. Si racconta qui a Stoccarda che ai tempi della crisi economica il Re disse: ‘Non abbiamo bisogno di arte ma di patate!’ Allora speriamo di non finire così …. ma sarà difficile riportare la gente alla fiducia e alla frequentazione dei teatri avendo vissuto questa pandemia. Addirittura la virologa Ilaria Capua è incapace di darci ancora una vera soluzione per la ripresa. 

 

Nella foto Nicola Biasutti con Marcia Haydée e Carlos Acosta a Stoccarda.

22/04/2020

Elisabetta Ceron

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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