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Intervista

Come vivono l'emergenza ad Amsterdam?

Giovanni Adriano Princic ci racconta cosa succede al Dutch National Ballet

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AMSTERDAM Come vivono questa emergenza i giovani ballerini italiani all’estero? Dopo il ciclo di contributi video per #dilloadedin30secondi siamo andati a conoscere Giovanni Adriano Princic, udinese, diplomatosi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 2015, oggi in forze al Dutch National Ballet. Interprete con la compagnia olandese di importanti titoli del repertorio novecentesco e tardottocentesco come Who Cares?, Trois Gnossiennesdi Hans van Manen, Ballet 101, Romeo e Giulietta, Giselle, La Dama delle Camelie, Schiaccianoci, Princicha ballato in numerosi gala internazionali tra i quali Men in Motion al London Coliseum e all’Opera di Kiev, al Nijinsky Gala dell’Hamburg Ballet.

Princic, come vive la situazione di "isolamento"? Fortunatamente il Dutch National Opera & Ballet ha organizzato subito lezioni online giornaliere, integrandole anche con pilates tre volte a settimana e resistenza fisica. Alcune di queste lezioni sono disponibili su YouTube per tutti i danzatori che avessero voglia di rimanere in forma con noi. In aggiunta, due coreografi stanno creando dei pezzi da casa che verranno filmati da ognuno di noi nel proprio ambiente domestico per poi essere revisionati e montati dalla compagnia. La scorsa settimana ci sono arrivate anche sbarre e pavimento per fare lezione in modo adeguato e sicuro. Sono state inoltre create delle piattaforme online attraverso cui possiamo rimanere in contatto con tutti i colleghi  degli altri dipartimenti, dove vengono organizzati anche giochi di gruppo e altre attività da fare a casa.

Cosa vi hanno prospettato per ciò che concerne la situazione economica? Il Dutch National Ballet ci ha garantito che la crisi attuale non avrà alcun impatto sui nostri salari per il momento, il che ci permette di vivere questa situazione con più serenità. Io abito con altri tre ballerini della compagnia e questa convivenza ci permette di rimanere positivi e in forma, soprattutto mentalmente. Tra risate e momenti gioviali ci aiutiamo vicendevolmente poiché quando uno di noi si ritrova ad essere più pigro ci sono sempre gli altri a motivarlo. Abbiamo creato una sorta di palestra, usando un manico di scopa e aggiungendoci ai lati zaini pieni di libri. Una volta a settimana ognuno cucina un piatto e organizziamo una cena in abito elegante. In serata passiamo sempre ore attorno al tavolo della cucina a chiacchierare o giocare a carte, e quale modo migliore di portare un po’ di Italia ad Amsterdam se non insegnare ai miei inquilini a giocare a scopa e briscola…

Quali conseguenze sulla programmazione dell'Het National Ballet? Il teatro è stato costretto a cancellare tutte le produzioni fino al 1° giugno. Noi siamo stati relativamente fortunati perché la produzione su cui stavamo lavorando, che avrebbe debuttato all’inizio di aprile, verrà riproposta a settembre, senza quindi sprecare tutte le ore di lavoro già fatte. Ovviamente è stato un gran peccato dover cancellare Dance Opena San Pietroburgo cosi come New Moves, l'annuale laboratorio coreografico dove ogni ballerino ha la possibilità di concepire e mettere in scena una propria creazione. Le produzioni di giugno e la tournée in luglio a Parigi con Cenerentola non sono ancora state annullate il che ci dà speranza. Un'altra situazione è invece quella dell’Opera che, trovandosi nel mezzo di un festival annuale dedicato alla lirica, nel solo mese di marzo ha dovuto cancellare sei produzioni in diversi teatri oltre a quelle sul palco principale. Il dipartimento marketing comunque lavora a ritmo serrato per rimanere vicino al nostro pubblico attraverso tutti i canali possibili e continuando a proporre spettacoli interi, di opera e balletto, ogni settimana. Hanno inoltre invitato tutti noi a dare consigli e suggerimenti!

Quali echi le arrivano dai colleghi italiani e come percepisce la situazione italiana dalle notizie che riceve?  Parlando con i miei colleghi del Teatro alla Scala, mi rincresce vederli fare lezione dopo mesi ancora attaccati ai mobili di casa, su pavimenti duri e scivolosi e seguire le lezioni di altre compagnie d’Europa anziché la propria. Loro hanno smesso di lavorare molto prima di noi e la situazione a Milano è sicuramente tra le più disastrose. Sono tuttavia fiducioso che i secoli di storia e la maestria della gente che ci lavora riporteranno allo splendore anche il Piermarini. Non ho dubbi che la gente tornerà a teatro per essere rallegrata e per vivere dinuovo la magia di una fiabama servirà un po’ di impegno nell’accelerare questo processo!

 

19/04/2020

Elisabetta Ceron

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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