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Pro e contro

Coronavirus: quale impatto sulla danza?

Risponde Gemma di Tullio, responsabile Attività di Danza di Teatro Pubblico Pugliese

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Gemma Di Tullio, il settore spettacolo quali risorse, non solo economiche, potrà mettere in campo per superare la crisi?
Credo che, a quasi un mese dallo stop a tutte le attività del settore in tutto il Paese, la prima necessità sia proprio quella di attivare immediatamente adeguate misure di sostegno economico, specialmente per quei comparti dello Spettacolo dal Vivo che hanno subito istantanee ripercussioni negative con la sospensione delle attività (pensiamo agli artisti, ai tecnici, all’indotto dei servizi specifici). Credo, inoltre, che sia fondamentale che contemporaneamente tutti noi operatori del settore facciamo l’ulteriore sforzo di guardare a ciò che sta accadendo anche come ad un’opportunità per osservare, analizzare e riflettere, per avere degli spunti “ragionati” da cui ripartire al momento della ripresa delle attività. Potrebbe sembrare banale ma sto imparando in questi giorni, lontani dalla routine del produrre/promuovere/distribuire/fruire Spettacolo dal Vivo, che emerge più chiaramente quanto in tutti noi (del settore o meno) resti e sedimenti il prodotto culturale, quali segni realmente lasci nella nostra quotidianità e quanto reale sia la sua mancanza in un momento di totale privazione. Sono anche profondamente convinta che, mai come in questo momento, sia essenziale coltivare lo strumento del dialogo con il pubblico, elaborare nuove strategie per alimentarlo quando, come adesso, non si può farlo con i nostri consueti strumenti, cioè la creazione e la proposta di Spettacolo dal Vivo.

 

Lo spettacolo, la cultura in generale, in un momento di gravissima crisi sanitaria come quella che stiamo vivendo diventa un settore di "secondo piano" per non dire 'superfluo'. E' realmente così?
Sul piano operativo e più pratico, comprendo che certamente il nostro settore non è e non può essere il primo dei pensieri per chi ci governa. Come pure tutti noi cittadini, sottoposti al forte stress per il timore del contagio e del collasso del sistema sanitario e molto preoccupati per il nostro sostentamento economico, non siamo “naturalmente” portati a mettere in cima alla nostra lista di priorità le sorti dello Spettacolo dal Vivo. Ma… ci sono due grandi “ma”: il primo riguarda il fatto che pur non essendo un settore afferente i 'generi di primaria necessità', è un settore produttivo a tutti gli effetti, che muove delle economie significative, soprattutto grazie all’indotto e ai servizi che necessariamente vengono attivati, affinché si producano, distribuiscano e fruiscano spettacoli. In secondo luogo potrà anche essere un settore in “secondo piano” ma ciò che produce e genera, mai come in situazioni come questa, è di primaria importanza nelle vite di ciascuno di noi: non è un caso che da ogni dove provenga il consiglio di alleviare la desolazione dell’isolamento attraverso la fruizione dell’arte, del prodotto culturale e degli spettacoli, questi per il momento, e ahinoi, solo in video.

Quale impatto sta avendo sulle attività di danza del Teatro Pubblico Pugliese l'epidemia di coronavirus?
Tutte le programmazioni del Teatro Pubblico Pugliese, come quelle di chiunque in Italia, sono ferme e i teatri pugliesi desolatamente vuoti. Purtroppo questa emergenza nazionale è anche capitata tra fine inverno e primavera, periodo dell’anno in cui statisticamente in tutta Italia si programma moltissimo, danza inclusa. Per le nostre attività di danza, i danni maggiori sono sicuramente la sospensione e rinvio (presumibilmente all’autunno) della prima edizione di DAB Festival a Bari e della sesta edizione dello short festival “Prospettiva Nevskij” di Bisceglie. Anche in questo caso, però, ci stiamo impegnando a non sospendere il dialogo col nostro pubblico e con gli artisti: sui nostri canali social, attraverso delle rubriche appositamente elaborate, stiamo continuando a dare “consigli di visione” al pubblico, e spazio di espressione e riflessione agli artisti, nel segno della condivisione. Se per ora non possiamo farlo dal vivo nei teatri, tocca a noi operatori trovare nuove strade per mantenere vivo il fil rougetra artisti, produttori e pubblico, soprattutto per cercare di trasmettere il messaggio che stare insieme e condividere arte, cultura e bellezza soltanto nel presente può costituire un problema, ma che in generale è un bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

30/03/2020

a cura della redazione

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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