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Intervista

Emil Faski firma al Verdi di Trieste una nuova "Salomé"

Con il Balletto del Teatro Mariisnkij

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Grande attesa per un programma inizialmente siglato dalla musica di Stravinskij per un “classico” del repertorio ‘900, "Apollo", baluardo dello stile essenziale e di calligrafica purezza di George Balanchine, ripreso per l’occasione da Francia Russell. Nella seconda parte va in scena "La tragédie de Salomé", coproduzione tra la Fondazione lirica triestina e il Mariinskij, sul libretto di Robert d’Humières e musica di Florent Scmitt. Alla rappresentazione coreografica cui la celebre danzatrice Loie Fuller diede vita per la prima volta nel 1907 a Parigi, seguì un secolo fa la realizzazione de Les Ballets Russes con protagonista Tamara Karsavina e coreografia di Boris Romanoff. Oggi, una versione inedita curata da un nuovo autore, il russo Emil Faski, farà il suo debutto in Italia sulle scenografie di Pier Paolo Biseri reinterpretando la tragedia efferata e la figura leggendaria di Salomé.

Mr. Faski, da una carriera internazionale tra Monte-Carlo e Amburgo cosa spinge la sua virata verso la coreografia?

“Nel 2007 ho cercato di creare per la prima volta e non mi è piaciuto. Mi sentivo ‘messo a nudo’. Essendo un introverso, non potevo immaginare un pubblico che analizzasse i miei gusti, desideri, preferenze. Ma il mio mondo interiore era pieno di fantasie che mi spingevano ad esprimermi. Alcune ambizioni ‘sopite’ hanno giocato un ruolo in esso significativo. Creare è molto stimolante ma è al contempo una grande responsabilità”.

Lei è impegnato anche con molte prestigiose compagnie, quali sono stati i passi più importanti?

“Alcune parole per diventare coreografo. E’ possibile poter acquisire competenze, ma non un gusto, sentimenti e afflato. Non si può fingere in questo mestiere o nascondersi perché la scena scopre il vero comunque. Ho molti ricordi meravigliosi, ad esempio Jerome Marchand era mio collega alla scuola de Les Ballets de Monte-Carlo. Lui e suo padre, un costumista designer professionista, hanno progettato i costumi per il mio balletto ‘Simple Things’ per il ‘Festival Mariinskij’ nel 2010”.

Come si presenta la sua “Salomé”?

“Ho cercato di esprimere in scena le emozioni, esattamente quelle che trasmette la musica, costruendo una nuova struttura della performance come drammaturgo e coreografo”.

Qual è il volto del Balletto del Mariinskij di oggi?

“Il Mariinskij Ballet include molte stelle e possiede un enorme potenziale. E’ una compagnia proiettata verso l’Arte. Accanto a prestazioni classiche si può vedere oggi anche il repertorio contemporaneo come ‘La Sagra della Primavera’ di Sasha Waltz. Credo che, qualsiasi coreografo sarebbe felice di lavorare con questa compagnia che può trasmettere e interpretare tutto ciò che le viene chiesto”.

26/05/2013

Elisabetta Ceron

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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