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Pro e contro

Coronavirus: quale impatto sulla danza?

Risponde Franco Masotti, co-direttore artistico di Ravenna Festival

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Franco Masotti, il settore spettacolo quali risorse, non solo economiche, potrà mettere in campo per superare la crisi?
Stiamo tutti attendendo i prossimi interventi del Mibact a tutela dello ‘spettacolo dal vivo’. Penso che non saremo trascurati, nel senso che si avverte la consapevolezza, assolutamente non scontata, dell’importanza di questo ambito che non esiterei a definire assolutamente produttivo nonché strategico per l’immagine del nostro paese nel mondo. Confidiamo poi nel pieno sostegno da parte di Regioni e cComuni e anche dell’Europa. Ma non tutto è riconducibile alla sola economia (che pure ora è questione di vera sopravvivenza), perché il settore dello spettacolo, della produzione artistica, è una risorsa indispensabile per superare questa gravissima crisi, anche in termini psicologici, estetici, intellettuali. L’arte, non dimentichiamolo, è una grande ‘medicina dell’anima’, non in senso meramente consolatorio, ma come indispensabile fonte di energia, psichica e intellettiva, per il superamento delle difficoltà e per la ricostituzione di una comunità ora inevitabilmente dispersa e lacerata.

Lo spettacolo/la cultura in un momento di gravissima crisi sanitaria come quello che stiamo vivendo diventa un settore di "secondo piano" per non dire 'superfluo'. È realmente così?
Ovviamente NO! In Italia sia i beni culturali, materiali e immateriali, che la produzione artistica contemporanea nello spettacolo, rappresentano un patrimonio enorme, che solo una certa miopia politica ha troppo spesso trascurato e sicuramente sottovalutato. Un patrimonio che produce e si riproduce continuamente, che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone, che integra anche in modo indissolubile il turismo e contribuisce massicciamente all’immagine dell’Italia nel mondo. Non sono tanto il nostro ‘petrolio’ (metafora infelice) ma la nostra profonda essenza, ciò di cui siamo fatti, il nostro peculiare modo di esprimerci facendo sentire la nostra più intima voce. E forse proprio ora – che dobbiamo farne necessariamente a meno - ce ne rendiamo ancora più conto.

Quale impatto sta avendo sulla programmazione del Ravenna Festival, atteso al via per i primi di giugno, l'epidemia di coronavirus?
Che dire… si lavora come se l’intero nostro programma dovesse essere confermato. Noi ci crediamo e gramscianamente potremmo dire: ottimismo della volontà e pessimismo della ragione. Certo i contraccolpi saranno comunque inevitabili ma speriamo che il bisogno arretrato di bellezza, e perché no, anche di svago, divertimento, faccia sì che le persone avvertano come naturale tornare a frequentare i luoghi di spettacolo. In ogni caso bisognerà concepire e attuare strategie efficaci di comunicazione e promozione. La strada della guarigione, la nostra convalescenzanon sarà forse brevissima ma avverto un forte senso di solidarietà reciproca tra tutti gli ‘operatori’ del settore, sia organizzatori, istituzioni che artisti, e questo rincuora oltreché far ben sperare. Faremo sentire la nostra voce e insieme ce la potremo fare, traendo oltretutto una lezione importante da questa difficilissima esperienza. Ma ora, come diceva il grande Eduardo: “Adda passà 'a nuttata!”.

24/03/2020

a cura della redazione

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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