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Pro e contro

"Bull@proof" il bullismo affrontato in uno spettacolo di danza

Ilenia Romano per la CZD2

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CATANIA Il bullismo è un fenomeno complesso, che si fa presto a condannare ma che è più difficile comprendere nelle sue controverse dinamiche, spesso innescate da concause diverse e poco decifrabili. Desiderio di affermarsi nel gruppo, esibizionismo, ma anche emulazione di modelli negativi, la preoccupazione di restare esclusi o di non essere all’altezza. Di tutto questo ha tenuto conto la giovane coreografa Ilenia Romano nel lavoro che ha svolto con i giovani danzatori della compagnia CZD2 di Roberto Zappalà e che ha portato alla realizzazione di Bull@proof, presentato in prima nazionale a Scenario Pubblico di Catania, che lo coproduce in collaborazione con MilanOltre Festival, dove sarà proposto il prossimo 25 settembre.

Ilenia Romano, da diversi anni al fianco di Zappalà sia come interprete sia come assistente coreografa, ha maturato uno stile eclettico, che risente della sua formazione all’Accademia Nazionale e delle successive esperienze con coreografi di diversa ascendenza, in particolare con Roberto Castello e Adriana Borriello. Il suo approccio al tema del bullismo, propostole da Zappalà, sceglie la strada di una stilizzata astrazione, che non si preoccupa di descrivere situazioni e che soprattutto non vuole esprimere giudizi o suggerire soluzioni al problema.

Un ragazzo e tre ragazze – Joel Walsham, Aya Degani, Anna Forzutti e Gaia Occhipinti – in variopinti costumi di tutti i giorni, intrecciano ludiche danze di gruppo, masticano chewing gum, si scambiano sguardi e inventano giochi stile “mosca cieca”. In un crescendo ritmico che li vede rincorrersi o sfidarsi in danze scomposte e a tratti meccaniche, si alternano momenti di indolenza o di esaltazione, proprio come nei giochi infantili, dove il confine tra divertimento e sofferenza talvolta è labile.

Proprio questo sembra voler sottolineare l’interessante lavoro di Ilenia Romano, l’impossibilità di determinare chiaramente di chi sia la colpa in una situazione ritenuta “normale”, ma che può scivolare tragicamente in violenza e sopraffazione. A turno chiunque può ritrovarsi ora nel ruolo di vittima ora in quello di “carnefice”, quando si presenti l’occasione di una revanche nei confronti di un’angheria subita o di sfogare frustrazioni represse. Dietro l’angolo, come certe soluzioni coreografiche suggeriscono, c’è lo spettro del solipsismo e dell’incomunicabilità. Il gruppo, come l’insieme affiatato dei danzatori, può essere un laboratorio privilegiato per smascherare queste insidie e per coltivare le energie positive, simbolicamente racchiuse, al termine dello spettacolo, in un palloncino che viene liberato in volo.

 

 

15/02/2020

Roberto Giambrone

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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