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Pro e contro

"Romeo & Giulietta" all'Arena tra passato e presente

Cojocaru e Polunin romantici con fuoco all’Arena

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VERONA Bello, appassionato, romantico ma con fuoco. Il Romeo di Sergei Polunin conquista l’Arena. Con lui la splendida Giulietta di Alina Cojocaru, ruolo congeniale all’étoile rumena oggi all’English National Ballet e musa di John Neuemeir, esaltato qui in tutte le sue sfumature interpretative con piglio attuale. Non nuovi a danzare insieme, Sergei e Alina sono per la prima volta la coppia di amanti shakespeariani, incastonati in un progetto coreografico firmato con moderna essenzialità ed estro dal danese Johan Kobborg. Già Principal del Royal Ballet, direttore di compagnie e coreografo di sempre maggior richiamo internazionale, Kobborg ripensa il celeberrimo titolo novecentesco ridisegnandolo in chiave 2.0: plot ridotto all’osso ma ben tratteggiato, musica di Sergei Prokofiev condensata a un’ora e trenta minuti con inserti elettronici di campane, linguaggio coreografico che muove dalla tradizione con libertà di prese e lifts e qualche osata cancellazione (il passo a due della camera da letto) di cui però riesce a non far sentire la mancanza. Il suo Romeo & Giulietta scorre tra passato e presente, tra toni medioevali e modernità. Con violenza d’altri tempi si svolge la scena in cui il padre di Giulietta (il convincente Ross Freddie Ray) schiaffeggia l’indifesa figliola sul balcone del palazzo ma ultramoderno è nei passi e nel total black dei costumi il ballo Capuleti. Come del resto lo sono le corse forsennate dei protagonisti - Giulietta in abito rosso fuoco verso Romeo a seguito della notizia dell’uccisione di Tebaldo - e i passaggi coreografici di schianti dei corpi contro il muro del palazzo a confermare la disperazione dei due osteggiati amanti, prigionieri del proprio nefasto destino. Contrasto che la bella scena pensata dall’architetto e scultore canadese David Umemoto esalta nella sua magniloquenza e nel suo grigio-cemento da edificio brutalista degli anni ’50. Modulare, la struttura al centro del palcoscenico si riorganizza in continuazione tra scale e colonnati, tra piazze e palazzi.

Modellata sui protagonisti la coreografia di Kobborg scorre con naturalezza sostenuta da un ottimo corpo di ballo costruito ad hoc per la produzione siglata Polunin Ink e Show Bees in collaborazione con Ater. Su tutti spiccano il Mercuzio smaliziato e scherzoso del bresciano Valentino Zucchetti, oggi Primo ballerino del Royal Ballet di Londra, la cui bravura tecnica si somma a un’innata attorialità e il Tebaldo di Nikolas Gaifullin, ventitreenne russo-americano, da due stagioni in forze all’Atlanta Ballet il cui virtuosismo colpisce al pari dell’elevazione e della presenza scenica. E poi ci sono loro, Alina e Sergei, capaci di alimentare la credibilità dei personaggi sin nei minimi dettagli: gli sguardi, la caduta di un testa, gli abbracci, i baci appassionati che si intersecano con assoluta naturalezza sul virtuosismo e lo stile rigoroso. Due veri artisti di oggi che emozionano e scaldano l’Arena. Lunghi e scroscianti applausi.

 

Alina Cojocaru e Sergei Polunin in "Romeo e Giulietta" di Johan Kobborg (foto Stephanie Pistel)

28/08/2019

Maria Luisa Buzzi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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