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Intervista

Polunin & Cojocaru, passione e talento per Shakespeare

Saranno Romeo e Giulietta all'Arena di Verona il 26 agosto

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BELGRADO La stagione di Sergei Polunin, cui abbiamo dedicato il numero di Danza & Danza ancora in edicola (e sulla piattaforma digitale anche in versione internazionale), culmina il 26 agosto con la prima assoluta di Romeo e Giulietta all'Arena di Verona. Un progetto produttivo sostenuto dalla piattaforma dello stesso Polunin, Polunin Ink, con Ater e Show Bees e che dal punto di vista artistico vede il danzatore e coreografo danese Johan Kobborg firmare la coreografia e la grande stella internazionale Alina Cojocaru affiancare il (primo) Romeo di Polunin.

Una produzione che punta sulla verità delle emozioni che cambiano repentinamente, sulla velocità degli eventi che si consumano in pochissimo tempo, sul rutilare delle passioni che oinvolgono i due protagonisti, ma anche gli altri artefici della tragedia. Il cast dello spettacolo vede tra gli altri il solista del Royal Ballet Valentino Zucchetti nel ruolo di Mercuzio.

“Romeo - ci ha raccontato Polunin durante le prove al Teatro Nazionale di Belgrado - è un ruolo estremamente sfaccettato: vive una girandola di emozioni che cambiano improvvisamente.

Per me è qualcosa di davvero nuovo da esplorare. Devi esprimere momenti preziosi, intimi - come quelli di un sentimento che sboccia- e poi una rabbia furiosa. Giorno dopo giorno sono davvero alla scoperta di questo personaggio che prima pensavo semplicemente 'romantico'. I gesti minimi e i dettagli - lo sguardo, il gesto di una mano - hanno un valore assoluto. Si deve lavorare per andare all'essenza. Ma allo stesso tempo tutto deve essere 'aperto', deve arrivare ad una platea enorme“.

“Il mio compito – aggiunge Johan Kobborg - è stato qui quello di creare su e per questi due artisti, Alina e Sergei, un dono quando si deve creare qualcosa di nuovo. Questa volta loro non devono indossare ruoli già fissati e immaginati per altri – come quando danzano i Romeo e Giulietta di Cranko o MacMillan o Neumeier...- Certo per i danzatori è ovviamente interessante anche affrontare il grande repertorio, ma qui cerco di usare proprio le loro personalità e la loro umanità per dare corpo ai due personaggi: i caratteri vivono della loro vera capacità di emozionarsi e comunicare al pubblico la verità di quello che sentono. L'arte del balletto è davvero dura: e se non si cerca di lasciare in essa qualcosa di noi stessi, si rischia di replicare un modello che alla fine diventa 'museo', senza futuro, senza gusto. Per la danza contemporanea tutto è molto più acile: puoi scegliere il tipo di musica, la tecnica, il linguaggio del corpo. Qui invece la sfida è alta. Il balletto classico ha un suo linguaggio preciso, usiamo partiture ben riconoscibili e scritte proprio per questi titoli. E' il modo in cui viene usato che lo rende interessante anche ai nostri tempi”

“E' un linguaggio difficle, duro, esigente, bellissimo. - aggiunge Polunin- che richiede studio e rigore. Ma che anche oggi può emozionare. La nostra idea è di portarlo alle platee più ampie possibili. Speriamo che questo Romeo e Giulietta arrivi in grandi arene in giro per il mondo:alla Royal Albert Hall a Londra, a Mosca, in India. E' la sfida più grande, per ora".

foto Ivan Sjak. Video courtesy Polunin Ink/Show Bees

 

16/08/2019

Silvia Poletti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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