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"Sagra della primavera" e "Stabat Mater" di Edward Clug con il Balletto di Maribor

Al Sociale di Como il 29 marzo

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COMO Il Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor diretto da Edward Clug è ospite al Teatro Sociale di Como con un dittico tra sacro e profano firmato dal direttore. In scena Le sacre du printemps di Igor Stravinsky e lo Stabat Mater di Pergolesi, venerdì 29 marzo h. 20.30.

Nella profana Sagra firmata da Clug, che si avvera su una superficie d’acqua, rivive il capolavoro di Nijinsky per i Ballets Russes del 1913.

“La versione originale di Nijinsky – commenta Clug – rappresenta un’iniziazione alla mia coreografia, nel rispetto del suo ermetismo e del suo carattere ‘disturbante’ dell’incoronazione della primavera potrebbe anche essere interpretata come un tributo personale a Nijinsky e al famigerato (mancato) successo della première a Parigi. Questa interpretazione dell’incoronazione segue la drammaturgia originale e la trama musicale ed entrambi rappresentano una leggenda della Russia pagana (pre-cristiana). La leggenda racconta una storia sul sacrificio rituale di una vergine, che deve ballare fino alla morte, al fine di ripristinare la fertilità della Terra e riguadagnare la benevolenza della divinità della sorgente pagana. Nell'aspetto iconografico, la performance impiega i simboli etnografici dell'antica leggenda russa, cioè le donne con una lunga treccia di capelli e guance rosee e uomini con la barba cresciuta (entrambi simboli sessuali, trasposti nel mondo contemporaneo) in cui tutto è preparato per la nuova consacrazione della primavera".

L’accostamento di questa Sagra allo Stabat Mater, uno dei momenti più commoventi della cristianità a livello coreografico e drammaturgico non è casuale. Così descrive la sua coreografia Glug: “Lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, composto nel 1735, rappresenta uno dei tanti cammei che ritraggono Maria addolorata durante la crocefissione di Cristo. La composizione dischiude l’intima percezione dell’autore per la narrazione sacra. Quando ho ascoltato per la prima volta la musica di Pergolesi, e a seguire durante l’approccio coreografico, ne rimasi folgorato dalla purezza e semplicità, e in alcuni punti, dalle esclamazioni di gioia che non tanto raccontano il dolore, bensì la Speranza. La Speranza è nella musica di Pergolesi, in contrasto con il dolore e l’angoscia della Vergine, la chiave di lettura più importante, che mi ha fornito l’occasione di ripensare a questo celebre ‘topos’ biblico. La mia coreografia è dunque ricca di riferimenti allegorici, con citazioni tratte dall’immaginario biblico tradizionale. Nondimeno il contesto verista ed intimo di una quotidianità trasforma la visione in un nuovo tipo di visione assolutamente atemporale, propria della danza, che riflette il nostro personale immedesimarsi nella relazione tra madre e figlio”.

20/03/2019

la redazione

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