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Danza&Danza Web

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Intervista

Sotto il nome di Pinocchio tre realtà toscane in joint venture

Giardino Chiuso, Opus Ballet e Versiliadanza per la prima asoluta il 16 marzo

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FIRENZE Una vera e propria joint venture per la nuova produzione dedicata a Pinocchio, in scena al Teatro Goldoni in prima assoluta il 16 e 17 marzo sotto l'accogliente ala della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino (mentre la Fondazione Fabbrica Europa è tra i coproduttori).

Tre realtà artistiche tra teatro e danza attive in Toscana – la compagnia Giardino Chiuso diretta da Tuccio Guicciardini e Patrizia de Bari, l'Opus Ballet diretto da Rosanna Brocanello e Versiliadanza diretta da Angela Torriani Evangelisti- si sono unite nel progetto produttivo che si pone come sfida quella di offrire una chiave di lettura nuova, tra danza, prosa e video, del racconto di Collodi: “Personalmente ho una vera passione per Pinocchio – ci racconta Tuccio Guicciardini, chiamato a curare la drammaturgia e la regia dello spettacolo-. Il mio debutto teatrale, alle elementari, è stato proprio con lui. E' una figura affascinante, misteriosa, ricca di chiavi di lettura inesauribili. Per noi toscani, innanzi tutto, è affascinante ancora oggi per la sua toscanità, con tutti i riferimenti alle usanze delle nostre campagne, il gergo e le parole del nostro vernacolo. Poi, andando oltre la superficie c'è il mistero di questo personaggio: la sua purezza rivelata dalla manifestazione delle sue emozioni senza filtri, il suo istinto innocente che lo fa muovere tra i vari personaggi pronti a manovrarlo e ingannarlo. La sua ingenuità mi ha rimandato alle parole di Von Kleist sul teatro delle marionette, mi ha fatto pensare a un semidio calato da un altrove. Questo pezzo di legno che vuole farsi marionetta ( se ci pensiamo scaccia Mastro Ciliegia e si affida alle mani di Geppetto che gli dà vita) è insomma il simbolo dell'opera e dell'artista: creatura pura che osserva e attraversa la realtà e la reinterpreta attraverso la propria visione dell'esistenza.”

Così tra le parole di Von Kleist, ma anche di Goethe, Meyerchold, Hugo e Rilke e lo stesso Collodi -interpretate da un decano del teatro nazionale, Virginio Gazzolo, l'avventura di questo spettacolo si snoda tra virtuale e reale: “ Giochiamo su due livelli- continua Guicciardini- in una chiave metateatrale. Ci aiutano le proiezioni video di Andrea Montagnani, che rimandano alla eimmagini della prima edizione di Pinocchio del 1881. Sono immagini in bianco e nero, che ricordano quei disegni a china e potenziano l'idea di una storia assoluta, senza tempo, simbolica.”

“La danza- aggiunge la coreografa Patrizia de Bari - fa da tessuto connettore. Con i dieci danzatori di Opus Ballet abbiamo lavorato alla ricerca e caratterizzazione dei personaggi individuando dei movimenti specifici e riconoscibili per ciascuno. Molti degli episodi del racconto saranno riconoscibili, ovviamente, ma senza entrare nel decsrittivismo. Abbiamo cercato di mantenere questa fluidità tra storia e metafora anche nella coreografia che richiama ma non racconta in senso pieno. Pinocchio è interpretato da Tamara Aydinyan, una danzatrice della compagnia armena NCA Small Theatre che da anni collabora con Versiliadanza. E' proprio la sua speciale qualità di movimento, così diversa rispetto allo stile agli altri interpreti, che enfatizza la chiave di lettura che abbiamo voluto dare a questo Pinocchio 'estraneo e straniero'.”

Non nasconde la sua soddisfazione Rosanna Brocanello che ha coordinato il progetto fin dai suoi primi momenti: “ E' nato in maniera del tutto casuale – racconta-una sera a cena, ci siamo ritrovati a manifestare il desiderio di lavorare insieme e immediatamente è venuta fuori l'idea. Ci auguriamo che sia l'inizio di una bella avventura.”

foto S. Abrescia

 

12/03/2019

s.p.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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