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Al Circolo dei lettori di Torino si parla di Nureyev

in occasione dell'uscita del romanzo "La scelta di Rudi"

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La Repubblica di Baschiria negli anni ’50 non era certo un posto idilliaco: periferia dimenticata dell’impero sovietico, isolata e sperduta, aveva in Ufa la sua povera capitale. Qui cominciano le vicende del giovanissimo Nureyev, che a sette anni scopre improvvisamente la passione per la danza in una famiglia poverissima, dal padre militare stalinista e intransigente. I primi anni, Rudi balla di nascosto in un capanno nel bosco, la sorella come unica compagnia; grazie ad un impegno incessante e alle sue doti riesce a convincere una anziana insegnante, ex ballerina del Ballets Russes di Diaghilev, a prenderlo con sé gratuitamente. Tra amicizie e rivalità, grazie ad una testardaggine e una sfrontatezza travolgenti, a diciassette anni riesce a raggiungere Leningrado per le audizioni al Teatro Kirov: prova superata, Rudolf è finalmente un ballerino pronto ai più grandi palcoscenici. Di lì a sei anni, prima di una tournée in Europa, il primo ballerino della compagnia resterà infortunato e toccherà a Nureyev sostituirlo; giunto a Parigi si innamorerà di quell’atmosfera, dell’arte che abita ovunque, del buon vivere e delle regole da infrangere.

Ma il KGB lo tiene d’occhio, pronto a riportarlo in patria: al momento dell’imbarco sull’aereo, però, con un balzo improvviso – ‘il salto più lungo della mia vita’, dirà Rudolf stesso – si tufferà tra le braccia dei gendarmi francesi reclamando la sua libertà. E da lì, sarà solo il grande Nureyev che abbiamo conosciuto.

Françoise Dargent è una giornalista francese che ha avuto la fortuna di conoscere personalmente quello che probabilmente è stato il più grande ballerino di tutti i tempi: la biografia, che racconta gli anni in cui un ragazzino di provincia si è forgiato nella tempra e nelle qualità fino a diventare Rudolf Nureyev, ha una componente romanzata molto importante, ma non nei fatti e nelle persone che lo hanno accompagnato – o ostacolato – attraverso un percorso irto di insidie ma ricco di frutti da raccogliere.

La narrazione, in prima persona dalla voce di Rudi, scorre appassionante: in ogni capitolo ci accompagna per mano attraverso le sue battaglie, le sue scoperte e le sue conquiste, in una Unione Sovietica descritta lucidamente e con sincerità, tra provincia e metropoli, Ufa e Mosca, Leningrado fino a Parigi. Nureyev ne esce come qualcosa di ben diverso da un grande predestinato dal talento sconfinato: tutto il sudore, la fatica e perché no, l’astuzia oltre all’impegno di un ragazzo all’inseguimento di un obiettivo emergono chiaramente dal racconto. E con loro, il motore che spinge Rudolf: da un lato la voglia di primeggiare, di esserci, di esibirsi; dall’altra, però, il culto del bello e la capacità di vederlo e sublimarlo. La scelta di Rudi è quotidiana, e per tutte le oltre 300 pagine è votata all’affermazione di se stesso. Nureyev ha sempre cercato di spingersi un po’ più in là, non si è mai bastato, e questo è ciò che rimane della sua grande biografia.

Nella foto Françoise Dargent

08/02/2019

la redazione

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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