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Danza&Danza Web

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Intervista

Ariella Vidach: lezioni di libertà tra danza e tecnologie

I progetti in corso e futuri della coreografa milanese

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MILANO Ariella Vidach, coreografa, pedagoga e direttrice artistica della compagnia Ariella Vidach - Aiep si è distinta nel panorama nazionale ed europeo per l’attività di ricerca legata alle possibili relazioni tra danza e nuove tecnologie interattive. Così anche il suo ultimo spettacolo, HU_Robot, creato in coproduzione con il Balletto di Roma, che ha debuttato al LAC di Lugano a novembre (recensione sul n. 284 di D&D in edicola).

Ma l’ambito della ricerca da diversi anni si estende anche alla formazione e ai progetti per il territorio milanese dove la compagnia opera sin dagli anni Novanta. Tra questi si annoverano Declinazioni, pensato in collaborazione con Studio Azzurro, e Alleanze di Corpi, progetto artistico per le periferie milanesi. L’abbiamo incontrata per farci raccontare questo fermento nel quale Ariella Vidach – Aiep e il Didstudio Centro di innovazione dei linguaggi, si stanno muovendo. 

Vidach, ci spiega cos’è il progetto “Declinazioni” attualmente in corso e come è nato?
Grazie a un finanziamento di “SIAE s’illumina” il progettoDeclinazioni, dà un’opportunità ad artisti under 35 di conoscere esplorare e progettare performance o installazioni in rapporto a dispositivi immersivi e interattivi. La tecnologia è oramai presente ovunque ma chi si forma ai linguaggi dell'arte (dalla performing art, all'installazione al sound design) ha poche occasioni, attraverso la messa in opera di produzioni, di verificare le proprie capacità e soprattutto di capire come trasformare la tecnologia da semplice dispositivo “spettacolare” a linguaggio artistico. Per questa iniziativa ho pensato a Studio Azzurro come partner ideale e a Didstudio che hanno immediatamente sostenuto il progetto. Al centro delle relazione con l'ambiente tecnologico pongo sempre il corpo che nelle installazione di Studio Azzurro  è quello dello spettatore che ne svela con la sua presenza il contenuto, nel caso di Aiep invece è quello del performer che è stato posto in molte produzioni come vero artefice dello score visivo e sonoro. Declinazioni è partito lo scorso settembre (durerà fino al 31 marzo, ndr.)  Sono 15 i giovani selezionati oltre ad alcuni 5 uditori che seguono il percorso da noi ideato e articolato in lezioni teoriche, laboratori, project work, incontri con ospiti. Il 15 marzo alla Fabbrica del Vapore presenteremo tutto quanto realizzato nel corso dei 6 mesi di lavoro.  

L’associazione Ariella Vidach – Aiep sarà anche coinvolta in Alleanze di Corpi, un progetto innovativo per il coinvolgimento artistico nelle periferie di Milano. Di cosa si tratta?
E’ un progetto finanziato dal Comune di Milano nell’ottica di riqualificazione delle periferie. Alleanze dei Corpi attraverso un percorso di natura laboratoriale e partecipativa, intende stabilire unaconnessione con le comunità di cittadine immigrate che vivono a Milano.  L’assunto alla base del lavoro è quello dell’esistenza di un codice gestuale, proprio di ciascuna comunità e di ciascuna cultura, che si esprime attraverso esperienze condivise e modi propri; in quest’ottica la danza, il canto, l’arte diventano elementi di potenziale contatto tra culture, strumento di risposta alla perdita di memoria così pericolosamente presenti nella condizione migrante. Il progetto vede coinvolti coreografi presenti nel territorio e artisti visivi che lavoreranno con le donne delle comunità del quartiere di Via Padova (Adriano – Padova – Rizzoli) attraverso una metodologia di didattica sperimentale i cui esiti saranno restituiti pubblicamente in forma di performance e video documentazione che saranno proposti al pubblico il prossimo giugno.Accompagneranno il nostro lavoro due ospiti d’eccezione: la coreografa e studiosa di antropologia argentina Cecilia Bengolea (attiva a Parigi da anni e nota per i suoi progetti congiunti con François Chaignaud ndr.) e l’artista visiva turca Nezaket Ekici, già collaboratrice di Marina Abramovic.

Come siete arrivati a questa dimensione ‘più umana’ di cui la tecnologia è solo il mezzo per la divulgazione del percorso?
Tutto è nato con un precedente bando al quale abbiamo partecipato, Migrarti, e da una riflessione sulla situazione politica relativa al problema della migrazione. Mi sono interrogata sull'attualità di un'arte che pone il corpo al centro di ogni riflessione e come questo può manifestare la condizione del presente nella relazione con altre culture, nel confronto con un ambito sociale in costante trasformazione. La ‘rivoluzionaria’ postmodern americana, pratica del corpo attraverso la quale mi sono formata e ho formato il mio pensiero sulla danza, continua a darmi lezioni di libertà e sposta la mia attenzione, dalla ricerca più pura sul movimento ai cambiamenti culturali in atto. E' attraversoil corpo che sento la necessità in questo momentodi portare il sociale nell’arte definendo una nuova prospettiva di osservazione per  riaprire il discorso e  mettere in discussione le certezze acquisite.

Sta anche lavorando a un nuovo spettacolo intorno a questo tema?
Sì, il titolo è Minorities Report, e avrà un cast femminile da diversi continenti. Negli studi preliminari ho lavorato con performers provenienti della Costa d’Avorio e dal Burkina Faso e dalla Nigeria e da Cuba. Per questa produzione sono previste nuove audizioni e la tecnologia digitale farà la sua apparizione in questo contesto, direttamente sui corpi. Utilizzeremo delle immagini originali da noi realizzate per proiettare sui performers. L’idea è quella del corpo come carta geografica, come luogo di scorrimento di cultura e di storia.

Tra gli ultimi progetti anche la creazione per il Balletto di Roma, “HU_Robot”, con in scena un braccio robotico che diventa un danzatore a tutti gli effetti…
Francesca Magnini, la nuova direttrice del balletto di Roma lavora come docente universitaria nell’ambito delle nuove tecnologie. Quando il LAC di Lugano ci ha offerto una coproduzione  ci è sembrata una bellissima occasione di collaborazione con un ensemble  di danza storico che si apriva al rinnovamento del proprio repertorio e del linguaggio. Il lavoro è un’evoluzione dello studio avviato sul braccio meccanico con lo spettacolo Habit data. Lì il robot stabiliva una relazione in forma dialogica con i danzatori, ora, conHu_Robotho scelto di renderlo parte  integrante del‘corpo di ballo’. Abbiamo lavorato molto sull'ambiente/contenitore che osserva ed è osservato nella sua dimensione macro e micro con tutto ciò che ne consegue. Il braccio meccanico dotato di telecamera e video proiettore ha potuto così, in diretta, sia vestire con immagini lo spazio che osservare i corpi dei danzatori e proiettarne i dettagli. Il lavoro ha anche affrontato nuove prospettive di osservazione della realtà proponendo, attraverso un visore indossato da una danzatrice, una prospettiva virtuale della realtà. Il lavoro è stato accolto molto bene e i danzatori del Balletto di Roma si sono dimostrati aperti e disponibili a nuove logiche di movimento e a contenuti fino a quel momento mai esplorati.

14/01/2019

Maria Luisa Buzzi

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