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Intervista

Aspettando il Bolshoi. Alena Kovaleva, il futuro è già in scena

Sarà Nikia in Bayadére accanto a Jacopo Tissi

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 INTERVISTA PUBBLICATA SUL NUMERO 280/aprile maggio 2018

Come appare una 'stella' quando la sua orbita è appena iniziata, ma si sa già che ha in sé tutte le promesse di un futuro radioso? Ce lo chiediamo aspettando Alena Kovaleva. Ed eccola: la vedi arrivare slanciata, alta ( supera il metro e settantacinque), flessuosa, con le lunghe gambe agili e svelte e l'ovale pieno di grazia con occhi brillanti e gli zigomi alti. Una fanciulla di vent' anni che ha già conquistato con la grazia lirica, le magnifiche braccia palpitanti, le linee purissime della sua danza la critica internazionale. A New York, riunite tre formazioni del calibro dell'Opéra di Parigi, New York City Ballet e Bolshoi di Mosca per celebrare il cinquantenario di Jewels è stata proprio lei - insieme al nostro Jacopo Tissi - ad abbagliare gli osservatori. Sono stati infatti scomodati aggettivi come splendido, stupefacente, sensazionale. E non si tratta di iperboli retoriche. Da quanto anche a noi è stato dato di vedere, in occasione del romano Gala Les Etoiles, dove i due giovanissimi hanno riproposto l'incantevole Diamonds Pas de Deux, l'alchimia splendente tra i due e l'intensità sublime emanata dalla cantabilità dei movimenti di Alena erano davvero toccanti. Ed è stata tale la risonanza dei primi successi di Alena che addirittura la giovanissima danzatrice è diventata subito testimonial per la casa di moda e scarpette di danza Grishko. E si sa, quando ci si identifica con un brand significa che la strada per il successo è già stata imboccata.

Così giovane e già così carica di responsabilità: appena entrata in compagnia e in breve nominata solista. Come ci si sente?

Come in un sogno. Sono arrivata al Bolshoi nel settembre 2016 e un anno dopo a novembre sono stata promossa solista, iniziando a danzare anche primi ruoli, come Odette. Ma è soprattutto grazie al mio direttore, Makhar Vaziev, che ha visto qualcosa e creduto in me e mi ha spinto subito dandomi grandissime opportunità: solo tre settimane dopo essere entrata in compagnia danzavo il ruolo principale in Diamonds...

La sua formazione è squisitamente pietroburghese. Ha studiato all'Accademia Vaganova fino al diploma. Nel corso dei suoi studi è cambiata la direzione ed è arrivato da Mosca Nikolai Tsiskaridze. Ha percepito dei cambiamenti di rotta con la nuova guida?

Sì, devo dire che Tsiskaridze ha dato nuovi impulsi. Prima di tutto un giro di volta nella disciplina, che è diventata molto più rigorosa. Un esempio, piccolo ma significativo: ha imposto nuovamente l'uniforme: ogni classe ne ha una di colore diverso a seconda del grado. Così si può capire subito la gerarchia, a che punto del corso di studi si è. E poi l'uniforme è il simbolo di 'appartenenza' all'accademia.

Ma prima era così diverso?

Diciamo che era tutto un po' più rilassato. Tsiskaridze ha invece preso in mano tutto, segue i corsi, controlla i minimi dettagli. L'Accademia rappresenta in genere Lo Schiaccianoci di Vainonen: ebbene lui ha tenuto ogni prova. Senza contare che una presenza costante come la sua aiuta certamente a sviluppare il senso artistico. Essendo poi una figura di rilievo internazionale oggi l'accademia Vaganova ha ancor più possibilità di mostrare il proprio lavoro in giro per il mondo: ci sono tanti scambi, e invitata in molti teatri, in Russia e all'estero. E ballare molto, anche da studenti, è una cosa improtantissima perché ti prepara alla professione e al palcoscenico.

Ma lei desiderava diventare ballerina o è semplicemente 'capitato'?

Ho sempre amato danzare e da bambina andavo in una scuola non professionale. E' stato lì però che hanno consigliato mia madre di farmi tentare l'ammissione in Accademia. Ricordo ancora l'esame. C'era una folla di persone. Io non mi rendevo nemmeno conto di dove fossi; dentro di me dicevo ' è solo un'altra scuola, proviamo...'. Non potevo certo immaginare cosa sarebbe successo di lì a un paio di anni. Dopo la valutazione delle nostre potenzialità ci hanno fatto uscire con un foglio dove c'era scritto se eravamo state ammesse oppure no. E lì è cominciata la baraonda: c'era chi rideva, chi piangeva, chi gridava, sconosciuti che ti venivano incontro gridandoti 'oh ti hanno accettata! Congratulazioni!'. Usciti dall'accademia dissi < Mamma ho paura. Non credo di voler stare qui!>E lei rispose <ok, proviamo. Se non ti piace, lasciamo stare.> E' stata intelligente perché non mi ha messo pressione. Così ho iniziato i corsi propedeutici tre volte la settimana. E da allora non ho mai più pensato di andarmene. Ben presto mi sono detta: .”

In Vaganova ancora non ci sono classi di moderno. Lei lo ha comunque studiato?

No, solo all'inizio dei corsi ho fatto sbarra a terra. Ho studiato tecnica contemporanea un paio di mesi solo per prepararmi al Prix de Lausanne 2016, ma è stata una grande esperienza. Voglio però continuare a sperimentare questo modo di esprimermi. Al di là che dopo che hai fatto modern inizi a sentire in maniera diversa il corpo anche nel classico e a comprendere meglio come impostare il balance, ci sono un sacco di coreografi di oggi con cui mi piacerebbe lavorare.

E ricorda il primo ruolo che l'ha emozionata? Che le ha fatto dire “vorrei tanto danzarlo”?

Ovviamente Giselle. E' stato e naturalmente è ancora il mio ruolo del cuore. Amo la sua storia e il modo in cui è narrata; è un inno alla purezza dell'amore. Non ricordo chi danzasse Albrecht, ma ricordo molto bene chi era Giselle: Uljana Lopatkina.

Ma lei è romantica anche nella vita privata?

Oh sì. Sono molto sensibile, emotiva. Sogno ad occhi aperti. Vivo immediatamente sulla pelle tutte le emozioni.

In una compagnia come il Bolshoi immagino sia complicato adattare n temperamento come il suo con la disciplina e il controllo che deve servire per vivere e lavorare in un ambiente così imponente...

In realtà in compagnia c'è un'atmosfera amichevole. Ci sono un sacco di storie sul Bolshoi e invece posso dire che le persone sono molto gentili. Sarà solo un mio parere, ma devo dire che mi trovo molto a mio agio.

foto Damir Yusupov

E come trova Mosca?

Ero abbastanza nervosa a trasferirmi perhè Mosca è una metropoli. Chi esce dall'Accademia Vaganova generalmente passa al Teatro Mariinsky e conosce bene quell'ambiente. Del resto però non si può dire di no al Bolshoi. Quando all'audizione mi hanno proposto un contratto ho capito che era destino che andasse così. Ora comincio ad abituarmi a Mosca, anche se purtroppo non conosco bene la città; certe volte mi sento ancora una turista, un po' spaesata. I tempi e l'energia sono più frenetici rispetto a San Pietroburgo. E' difficile. Trovo il tempo per fare al massimo un paio di cose; anche perchè gli spostamenti e le distanze sono molto più complicati.

Quanto è importante per un danzatore avere un maestro che lo aiuta nel lavoro quotidiano? Lei con chi studia i suoi ruoli al Bolshoi?

Posso dire che è stata una delle mie più grandi fortune studiare con Olga Chenchikova. E' una pedagoga eccezionale, sempre pronta ad aiutarmi, a trovare la via più giusta per mostrarmi al meglio. Mi piace l'atmosfera di calore che riesce a creare in sala; è precisa nel farti capire gli errori senza essere mai dura.Ha tatto, psicologia. E' di grande supporto.

E spesso danza con il nostro Jacopo Tissi...

Sì abbiamo debuttato insieme in Jewels e poi nel dicembre scorso nel Lago dei Cigni. E' un piacere ballare e provare con lui. E' una persona positiva, calorosa, disponibile. Se sono stanca è supportivo, mi sostiene e mi dà la carica. Sono cose fondamentali in una partnership.

La sua carriera appena iniziata ha già avuto due tappe prestigiose. E si è già distinta nello stile classico e neoclassico. Pensa di 'restare' in questo ambito o si immagina anche in altri stili e in altre esperienze artistiche?

Non lo so ancora. So però che voglio danzare tutto. Voglio aprirmi sempre di più, non fermarmi ad un solo genere. E mi piacerebbe anche collaborare con altre compagnie. Magari come 'ospite'. Non credo che il Bolshoi mi concederebbe altro. E d'altra parte io non posso lasciare il posto del mio cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

03/09/2018

Silvia Poletti

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