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Danza&Danza Web

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Intervista

Aspettando il Bolshoi: Semyon Chudin, tra classico e creazioni

In scena alla Scala in "Bayadère" e "La Bisbetica domata"

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INTERVISTA PUBBLICATA SU DANZA & DANZA MAGGIO GIUGNO 2017/275

La sua danza è di una purezza aristocratica. Una brillantezza che rifulge nei salti ariosi e senza peso. Nei giri abbaglianti. Nella finezza delle batterie. Se immagini un Danseur Noble di oggi, è tra i primi che vengono in mente, senza se e senza ma. Semyon Chudin è il principe. Il cavaliere. L'eroe romantico. Le sue linee lunghe e morbide, l'aria riservata e sognatrice lo hanno destinato a quello. Ma non solo. Perché la stella russa, tra le più svettanti della gerarchia del Balletto del Bolshoi di Mosca, rivela curiosità inattese per la danza contemporanea d'autore. Freme e si illumina pensando ai coreografi che nella sua carriera ha già avuto modo di incontrare. Mostra una 'fame' di conoscere e sperimentare, vissuta da lui come preziosa occasione per mettere alla prova le proprie incredibili potenzialità-fisiche, ma soprattutto interpretative, e scoprire qualcosa in più di se stesso. In questo senso ben rappresenta la nuova generazione di danzatori russi eredi di un'altissima tradizione ma pronti a esplorare - in tutti i sensi - il mondo.

Chissà, forse questa duplice natura - tra danzatore classico e interprete contemporaneo - Semyon l'ha nutrita durante le prime tappe della carriera, curiosamente partita fuori dalla Russia: prima all'Universal Ballet di Seoul, poi allo Zuerich Ballett, per arrivare allo Stanislavsky-Danchenko di Mosca e da lì, nel 2011, finalmente al Bolshoi.

Ma quanto ha inciso davvero nella sua formazione?
Ho avuto la grande fortuna di trovarmi all'Universal Ballet subito dopo il diploma all'Accademia Coreografica di Novosibirsk. In quel tempo la compagnia era diretta da Oleg Vinogradov, già direttore del Kirov (oggi Mariinsky, ndr.) e pure il mio professore Yevgheni Neff era frutto purissimo della scuola Vaganova. Diciamo che è stata una grande chance di rifare una scuola veramente solida, perché quando passi direttamente alla professione in teatro è molto difficile mantenere uno standard tecnico preciso, con maestri che ti danno la giusta direzione. Invece in questo caso mi sono sentito molto ben guidato. Ringrazio mia madre per avermi spinto a fare questa esperienza, che è stata come un'università per il mio training. Ho lavorato tantissimo con il mio professore: la vita era solo danza danza danza. Alla base naturalmente c'era la danza classica ma ho avuto l'occasione di ballare anche lavori di Nacho Duato, Heinz Spoerli, Hans van Manen, Ohad Naharin. Mi guardavo intorno, ho vissuto quell'esperienza con grande entusiasmo.

Ultimamente ha collaborato con Jean-Christophe Maillot per due creazioni: "La Belle" e "La Bisbetica domata" che vedremo alla Scala nel settembre 2018 in occasione della tournée del Bolshoi. Lei è considerato un purista classico, ma guardandola in ruoli come questi si comprende come ami muoversi in modo diverso. Cosa l'attrae della creazione contemporanea?
Il corografo vede in noi molto di più di ciò che noi sappiamo di noi stessi e delle nostre capacità. E ogni volta ci rivela qualcosa. E' incredibile come scegliendo il primo cast di Bisbetica domata Maillot sia riuscito a capire il carattere di ciascuno e ci abbia cucito addosso ruoli che rispecchiavano la nostra personalità.Sono infinitamente riconoscente a Maillot perché mi ha aiutato a entrare nel mondo delle emozioni attraverso la danza. Ci sono volte in cui monti la coreografia senza sapere dove stai andando, sei pieno di dubbi e insicurezze, sei stanco, ma quando un coreografo crede in te è una cosa inestimabile. E' stato molto difficile per me liberarmi dell'armatura da principe. Anche correre sulla scena, o camminare è stato complicato perché dovevo sbarazzarmi della mia attitude. Del resto noi impariamo fin da piccolissimi ad assumere un dato atteggiamento ed è ormai talmente connaturato in noi che è difficile muoverci in maniera meno 'costruita'. Lavorare con lui mi ha tolto da questi condizionamenti.

Nonostante le difficoltà se l'è cavata egregiamente...
Bisogna anche avere fiducia in noi stessi. Per fortuna il mio corpo va più velocemente della mia testa! Quando eravamo in prova e inventava un nuovo movimento Christophe mi diceva 'non pensare, fallo e basta': il modo di farlo più giusto è di sentirlo, non pensare!Siamo concentrati così tanto nel dettaglio della danza classica, nelle filigrane delle linee eccetera, che ormai vengono da sole e dimentichiamo di 'sentire', che talvolta è la cosa più importante. Il mio professore Alexander Vetrov, al Bolshoi, mi dice la stessa cosa.

Al Bolshoi ha lavorato anche con altri coreografi contemporanei: Paul Lightoot e Sol Léon, Mats Ek...
Paul è un personaggio molto aperto, estroverso, positivo. Anche lui è molto supportivo, incoraggiante, crede talmente in te che ti aiuta moltissimo. E Mats Ek...(sospira, ndr). Abbiamo danzato il suo Apartment, geniale! Eravamo entusiasti. Con la direzione di Sergei Filin c'è stato un incredibile arricchimento del repertorio: da Onegin a Dame aux Camélias, da Maillot a Mats Ek, da McGregor a Possokhov; la compagnia ha potuto affrontare un ampio spettro di stili e poetiche. Abbiamo avuto enormi chances. Ma credo che i più sorpresi e curiosi siano stati i nostri professori perchè la loro generazione non ha avuto le nostre stesse opportunità. Sfortunatamente per loro.

Con il nuovo direttore Makhar Vaziev pensa che le cose procedano nella direzione segnata da Filin?
Spero che le cose vadano ancora meglio. Il tempo lo mostrerà. E' estremamente interessato alla compagnia e consapevole del ruolo del Bolshoi, è devoto alla qualità del lavoro. E' del resto un direttore con una grande esperienza, dal Marijinsky alla Scala.

Continuerà ad esplorare anche altri stili contemporanei?
Certamente, perchè aiutano anche la nostra parte classica. Sono due gli autori che mi piacerebbe incontrare. Cristal Pyte e Marco Goecke. Ho visto il suo Nijinsky a Berlino e mi ha impressionato per la cifra personale e lo stile unico."

In Italia è conosciuto soprattutto grazie alle dirette live del Bolshoi nei cinema e ha già molti fans...
Ho avuto ancora poche occasioni di danzare nei vostri teatri. Ma sono prontissimo, potrei venire magari a danzare il Don Chisciotte di Nureyev!

 

 

Nella foto di M.Logvinov Semyon in "Bayadère"

 

 

 

 

 

29/08/2018

Silvia Poletti

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