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Pro e contro

Schubert Frames di Enrico Morelli

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CORREGGIO Sono corpi musicali. Attraversati dalla melodia. Note lasciate scorrere e vibrare lungo le braccia, le torsioni, i salti, le linee e le curve che disegnano lo spazio. I danzatori sembrano aver assimilato intimamente e pienamente la musica di Schubert, inglobata nella mente e restituita nel moto gestuale ora ondivago, ora teso e nerbuto, ora fluttuante, a esprimerci la mutabilità dei sentimenti, a plasmare i chiaroscuri delle relazioni e sondare i tumulti dell'anima. Di tutto questo, però, non c’è nessuna intenzione narrativa, né illustrativa nello spettacolo Schubert Frames che Enrico Morelli ha costruito per la MM Contemporary Dance Company, presentato in prima assoluta al Teatro Asioli di Correggio (abbinato, nella stessa serata, a Gershwin in Suite di Michele Merola). Quando si affronta un compositore la cui musica vince all’ascolto per la notorietà delle melodie e per il flusso emotivo che suscita, è facile lasciarsi sedurre dalla sua bellezza e inseguire l'architettura della partitura depositandovi un'assonanza e una sintonia di movimenti che, spesso, assecondano la melodia in maniera descrittiva. Morelli rifugge da questa seduzione. Per nulla didascalica, la sua coreografia pullula di vita propria concepita come un racconto astratto, evocativo, sopra un sapiente collage di celebri brani di Franz Schubert. C’è una ricchezza di movimenti, alcuni dei quali ritornano accumulandosi, come nuovi, nel tessuto coreografico, e imprimendo ulteriore energia. Energia ora convulsa, ora meditativa, che i danzatori sprigionano anche nella sosta di posture statiche e di fermo immagine, preludio alle dinamiche del successivo brano musicale. L'atmosfera è quella lunare (disegno luci di Cristina Spelti), un chiarore dato da una grande sfera di stoffa che inizialmente funge da bianco tappeto sopra il quale confluiscono i danzatori. Si gonfierà via via, impercettibilmente, assumendo la forma, prima di una goccia, quindi di una luna piena, per involarsi e oscillare sospesa spandendo la sua luce sulla danza giocosa di un’interprete, poi su quella vorticosa del gruppo che si chiude e si apre tra plastiche braccia tese, salti da fermi, continue cadute a terra. Dal gruppo si staccano coppie per duetti e terzetti, e intrecci dettati da leggeri colpi dati sul petto, come a segnare il partner prescelto. In queste sequenze, mutate quindi da una luce calda, ritorna l'alternarsi di coppie che s’inseguono, si attraggono, si sgretolano, si distaccano, e velocemente tornano a ricomporsi; mentre le donne, nell'atto di lasciarsi cadere all’indietro, richiamano ripetutamente la prontezza dell'uomo che corre a sostenerle. In questo bisogno dell’altro, nell’esibita fragilità di anime solitarie, nell’andare e ritornare tra braccia ingannevoli o sicure, nei vacillamenti dei corpi in cerca di sostegno, rimane l'ansimare all’unisono nella penombra di una luna sotto la quale stiamo tutti.

 

MM Company in "Schubert Frames" (foto Tiziano Ghidorsi)

10/03/2018

Giuseppe Distefano

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