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Pro e contro

NID Giorno 3.Dai fatti alle parole si delineano nuovi scenari

Nei due panel nuovi segnali per la politica della danza italiana

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GORIZIA Tra il ritmo serrato delle alzate di sipario, in media cinque al giorno, alla NID Platform non potevano però mancare le tavole rotonde. Consueto momento di approfondimento e dibattito che ormai da anni accompagna tutte le edizioni della piattaforma, le conferenze qui tenutesi nelle giornate del 20 e 21 ottobre si sono incentrate su due distinte tematiche, chiamando a raccolta docenti universitari, artisti, direttori di teatri e di fondazioni.

Intitolato La Danza in video, tra grande e piccolo schermo: quali prospettive?, il primo tavolo ha analizzato attraverso diversi punti di vista le potenzialità artistiche e comunicative della danza, ormai protagonista di dirette al cinema e cuore pulsante di archivi e videoteche prestigiose.

Il secondo tavolo svolto per la terza giornata si è raccolto, invece, attorno a un tema forse più incisivo per i vari operatori convenuti. Condotto da Gigi Cristoforetti, direttore della Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, la discussione ha avuto come argomento: Spazi di programmazione della danza: esperienze italiane e internazionali a confronto.

Attraverso la parola delle direttrici di due grandi teatri di due distinte capitali europee (Claire Verlet, direttrice programmazione danza del Théâtre de la Ville di Parigi, e Natalia Alvarez, direttrice del Teatros del Canal e del Canal Dance Center di Madrid) come di Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma, e Filippo Fonsatti, direttore Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale e presidente Federvivo, è stata evidenziata la necessità di lavorare su dinamiche che favoriscano la multidisciplinarietà delle stagioni e l'intersezione tra i pubblici dei diversi linguaggi artistici.

Poter programmare la danza nei teatri di prosa, riuscire ad avere un riconoscimento ministeriale paritetico tra produzioni ballettistiche e operistiche in seno alle fondazioni liriche, riconoscere l'internazionalizzazione delle compagnie con nuovi valori, sono alcuni degli spunti e quesiti sollevati.

Su tutti però le problematiche relative agli spettatori e alla loro formazione culturale sembrano essere il nocciolo della questione. Presente in sala Donatella Ferrante, dirigente Attività di Danza del MiBACT, ha posto infatti l'accento sulla possibilità di presentare al Ministero per ottenere dei finanziamenti proprio progetti di formazione, magari legandoli alla programmazione effettivamente svolta. Con l'auspicio di un futuro in cui la danza possa diventare una sorta di volano per la formazione ai linguaggi del contemporaneo, il tavolo ha concluso considerando necessaria la figura di un “mediatore della danza contemporanea”(Cosa sarebbe?). Peccato che per ragioni di tempo non è seguito dibattito poiché qui la domanda sorge proprio spontanea. Noi critici allora che ci stiamo a fare?

 

 

22/10/2017

Carmelo A. Zapparrata

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