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Intervista

Alessandra Ferri. "Woolf Works, un regalo della vita"

Al cinema in diretta l'8 Febbraio con il Royal Ballet

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LONDRA Della sua seconda vita in danza Alessandra Ferri considera sicuramente Woolf Works il lavoro più radicale. E probabilmente quello che 'rappresenta' meglio il modo con cui oggi la stella milanese ha deciso di vivere l'eccezionale ritorno alla scena. Creato da Wayne McGregor con lei e per lei - circondata dalle stelle più brillanti del Royal Ballet (da Federico Bonelli a Natalia Osipova, da Steven McRae a Sarah Lamb) – questa straordinaria evocazione della letteratura e della personalità di Virginia Woolf ha fatto sensazione per molti motivi.

Il primo proprio per aver spinto McGregor a creare un lavoro 'drammatico' e in tre tempi, ispirato a tre opere della scrttrice ( Mrs Dalloway, Orlando, Le Onde) ma anche alla sua personalità e alla sua crisi esistenziale. Il secondo perché riportando Ferri sulle scene da dove tutta la sua gloriosa carriera è iniziata le ha fatto riconquistare pubblico e critica in un sol colpo, laureandosi agli Olivier Award 2016 – il più prestigioso premio delle arti dello spettacolo britannico.

Molta dunque l'attesa per le nuove rappresentazioni di Woolf Works al Covent Garden, ma anche sugli schermi mondiali, grazie alla NexoDigital che mercoledì 8 febbraio diffonderà nelle sale cinematografiche la diretta dello spettacolo alla Royal Opera House.

Per prepararci all'appuntamento abbiamo chiesto ad Alessandra di raccontarci le sue emozioni e le sue impressioni nel lavorare con McGregor.

Lei ha raccontato che quando Wayne McGregor le ha chiesto di partecipare alla creazione di Woolf Works gli ha domandato 'Perché io? Sono una danzatrice così diversa da quello che fai...'E lui le ha risposto 'è proprio di questo che ho bisogno'. Mi chiedevo cosa davvero ha visto di 'mutato' oggi nel modo di lavorare di McGregor.

"Non avevo ovviamente mai lavorato con Wayne prima e non ero a conoscenza del suo processo creativo. Sicuramente ciò che è avvenuto tra noi è stato un completo abbandonarsi l'uno all'altro, con totale tranQuillità. Eravamo talmente presi e concentrati durante la creazione, che perdevamo la nozione del tempo. Era come se entrassimo in un nostro spazio artistico che annientava lo scandire della giornata. Una situazione affascinante: lui lasciava che io 'facessi' – e pare che prima non succedesse così spesso che lui chiedesse ai suoi danzatori 'secondo te qui funziona? Come ti senti?' - e da qui è sbocciata naturalmente la nostra collaborazione.

In Woolf Works lei incarna la scrittice e alcuni suoi personaggi iconici, come Mrs Dalloway.Come ha lavorato sull'interpretazione?

Il mio ruolo è visto in un modo interessante, costruito con molte sfaccettature. Sono allo stesso tempo Mrs Dalloway e Virginia (del resto qualsiasi artista mette nella sua opera se stesso) ma la cosa affascinante è che siamo riusciti a far sì che i confini tra i vari aspetti del personaggio – autore e creatura scritta e poi nuovamente autore- ,siano quasi inesistenti. Tutto è esteticamente e stilisticamente sviluppato con una visione contemporanea, quasi 'in astratto'. Quello che guardi non sono mai 'fatti' -come in un lavoro tradizionale alla Mc Millan per intenderci- ma 'il vissuto' di quei fatti, le sensazioni che gli eventi causano all'anima dei personaggi.Anche il terzo atto è così commovente nella sua semplicità è straziante perchè è tutto sottotraccia, quasi non te ne accorgi e poi alla fine realizzi che hai assistito alla morte di Virginia, alla sua disperazione. E' un approccio nuovissimo e la sua riuscita è molto forte, e arriva direttamente allo stadio emotivo del pubblico

Dopo Woolf Works lei è diventata, si può dire , la musa di McGregor. Per lei ha creato un duetto con Herman Cornejo, oltre al famoso video pubblicitario che ha avuto un enorme successo. Come si è trovata dal punto di vista tecnico e fisico a lavorare con McGregor?

Molto bene. Wayne è molto intelligente per cui capisce chi ha davanti, non lavora con me come se lavorasse con altri. Ed è quello che lo stimola molto e credo che sia questo che l'ha affascinato perchè mentre portava me in questo mondo dove c'è un'astrazione intrisa di verità io ho portato lui in un mondo più 'sottile'. Lui mi ha detto: “ Con te sto imparando l'understatement, ad arrivare l'essenza. Togliere il superfluo". Non è necessario urlare tutto. Anche i movimenti non devono essere portati all'estremo. All'inizio mi ero data come compito di non avere paura e affidarmi a lui. Nella sua tecnica come si sa Wayne ha un modo di iniziare i movimenti in maniera tale che un ballerino classico, per la sua stessa forma mentale, rischia di 'sballare', di cancellare addirittura l'assetto dell'equilibrio. Obbliga a dimenticare tutto quello che sai per poi ritrovare quel vocabolario, arrivandoci però da un'altra parte. Sento che la sua danza è capace di dare una sensazione visiva e sensoriale. In Woolf Works si vede bene l'attuale stato della sua arte. Il secondo atto è molto 'McGregor', come siamo abituati a vederlo; negli altri due, c'è questa sua nuova attenzione all'emotività.

Secondo lei è un passo avanti per McGregor?

Si perchè gli si può aprire una nuova prospettiva. Il successo del balletto è stato clamoroso e lo ha sicuramente incoraggiato a considerare altre direzioni. Lui può farlo pur avendo una identità linguistica ed estetica precisa.C'è una capacità di ascolto dell'interiorità in lui che finora non si percepiva; lo si sentiva più interessato ad altro, agli aspetti meccanici della danza. Del resto ci vuole una certa dose di coraggio per mettere in scena questo tipo di interiorità. Forse questa volta si è sentito non solo, eravamo in due, si è sentito appoggiato.

Per lei invece Woolf Works è stato un ritorno a casa, dal Royal Ballet da dove è partita la sua carriera e dove sarà anche a giugno per 'Marguerite et Amarnd' accanto a Bonelli... 

Tornare dopo così tanti anni, è stata una bellissima esperienza. Mai mi sarei immaginata di tornare in un ruolo creato per me molto ispirante, ed essere accolta meravigliosamente.

La critica ha scritto cose esaltanti, e  poi abbiamo preso un premio così prestigioso! Il mio secondo, dopo che avevo ricevuto l'Olivier Award a vent'anni per il ruolo che Mac Millan aveva creato per me in The Valley of Shadows, la sua versione di Il Giardino dei Finzi Contini. Proprio vero, i cerchi si chiudono. Il Royal Ballet oggi è una compagnia molto solida, con solisti prestigiosi ma anche con un insieme di giovani danzatori che possono spaziare dal classico al supercontemporaneo. Sono molto seri. Amo moltissimo lavorare con loro. Lo ritengo un bellissimo regalo che la vita mi ha fatto.

 http://www.nexodigital.it/the-royal-ballet-woolf-works/

 Nella foto Alessandra Ferri, ROH 2015 foto Tristam Kenton

31/01/2017

Silvia Poletti

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