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2006
SPETTACOLI
“Romeo e Giulietta”
cor. Mauro Bigonzetti
Aterballetto
“Jue”
Bijing Modern Dance Company
PERSONAGGIO DELL’ANNO
Roberto Bolle
INTERPRETI
Lucia Lacarra
Bayerisches Staatsballett
Alen Bottaini
Bayerisches Staatsballett
COREOGRAFO
Sasha Waltz
DIREZIONE ARTISTICA
Ismael Ivo 4° Festival Biennale Danza di Venezia
Continuità e invenzione
di Mario Pasi
Nella prima edizione del Premio Danza&Danza, nel 1987, fu premiato come miglior spettacolo il “Romeo e Giulietta” dell'Aterballetto di Reggio Emilia, coreografato da Amedeo Amodio. Veniva così riconosciuta la qualità della prima vera compagnia italiana non legata agli Enti lirici, e insieme la validità di un coreografo maturo, da sempre curioso e attento osservatore del teatro più vivo.
L'Aterballetto era una compagnia giovane, aperta al nuovo, capace di reinventare il repertorio. Nell' 88 fu ancora premiata per “Schiaccianoci” realizzato da Amodio con l'allestimento superfantastico del caro Emanuele Luzzati, scomparso due mesi fa.

Aterballetto in “Romeo and Juliet” (foto Anceschi)
Oggi comunichiamo i premi Danza&Danza del 2006, e ancora indichiamo come miglior spettacolo una produzione di Aterballetto, “Romeo and Juliet”, firmato da Mauro Bigonzetti, con l'allestimento scenico di Fabrizio Plessi. Quali sono i meriti di questa produzione, che comunque certifica la 'durata' di un complesso ormai ammesso nei buoni circuiti internazionali? Molti. La coreografia severa applicata a una drammaturgia che semplifica la vicenda fuori dai tradizionali canoni del repertorio, la ricerca scenica ricca di simboli e di seduzioni, la novità di certe soluzioni visive. Questo “Romeo and Juliet” ha avuto moltissime repliche ed è indubbiamente il balletto più visto, fra gli italiani, nel corso della stagione passata. Per Mauro Bigonzetti, coreografo ospite in importanti complessi europei e americani, questo balletto ha un significato speciale.
L'idea ispiratrice dei nostri premi per il 2006 si può riassumere in due parole: continuità e invenzione.
Ma ci sono anche ulteriori connotazioni, ovvero la promozione del balletto come status, come progetto di vita,
come emulazione. Riconoscere a Roberto Bolle, danzatore nato alla Scala di Milano, il ruolo di "personaggio dell'anno”
è certo un premio all'artista, ma anche una segnalazione etica e sociale; esempio per i giovani che amano la danza perché
invogliati dal suo successo, testimonial nel mondo per l'Unicef, il ballerino piemontese ha meritato una speciale attenzione per i ruoli classici e per avere ripreso un capolavoro di Roland Petit, “Le jeune homme et la mort”, coreograficamente un prodigio di espressione.
“Jue”, che la Bejing Modern Dance Company ha presentato a Romaeuropa, merita speciale attenzione (Premio spettacolo contemporaneo) perché è un punto d'incontro coreografico fra la Cina e il contemporaneo occidentale. Nella storia della liberazione faticosa della donna dai lacci ancestrali si espone il nuovo corso della cultura del grande paese asiatico, che anche musicalmente raggiunge vette di speciale intelligenza.
Gao Yanjinzi, Luo Lili, Liu Sola sono i creatori di “Jue”, presa di coscienza, nella danza come nei suoni. Gusto e perfezione di dettagli segnano questo importante motivo di riflessione artistica.

Bijing Modern Dance Company in “Jue” (foto Piero Tauro)
L'importanza di Sasha Waltz nella coreografia moderna è ormai fatto riconosciuto.
L'artista che ha sede a Berlino porta avanti con audacia e severità quel discorso di rottura iniziato, sulla scia del Tanztheater di Kurt Jooss fra le due guerre, da Pina Bausch. Prodotto perfetto del clima libero e progressista berlinese, Sasha Waltz è, al pari di Johann Kresnik, la punta di lancia della post-avanguardia europea, ma al tempo stesso è attenta alla cultura del passato. Presente nelle massime rassegne italiane, da Reggio Emilia a Ferrara la coreografa ha ridato vita al balletto d'impegno in tutte le sue forme.
Lucia Lacarra e il nostro Alen Bottaini, fra gli interpreti: scelta difficile, dato l'alto valore dei danzatori di oggi, ma motivata anche dall'eccellente contesto del “Romeo e Giulietta” del Balletto di stato bavarese, edizione John Cranko. Ancora gli amanti di Verona, immagine sempre giovane e dotata di grazia. Ci è sembrato di ritrovare in questa coppia i segni migliori di una coreografia tenera e spiritosa, l'unica forse in cui convivono bene la poesia scespiriana e lo spirito italiano.
Un riconoscimento speciale va a Ismael Ivo, coreografo-danzatore brasiliano, amico e sodale del grande Kresnik, che ha dato impulso alla Biennale Danza di Venezia con idee inedite e coraggiose: il suo progetto Underskin, sottopelle, ha evocato con sguardi precisi alla medicina e alla psicanalisi il mondo oscuro che sta dentro ogni uomo, la coscienza di sé e le paure-speranze dei mondi sconosciuti. Ivo è un eccellente interprete e un vivace indagatore dell'occulto e del magico, la sua presenza veneziana prosegue anche quest'anno.
Infine, onore al MART di Rovereto per l'importantissima mostra La danza delle avanguardie che è stata visitata da migliaia di spettatori e che ha mostrato quanto fossero grandi gli ingegni del primo Novecento, dei movimenti, delle rivoluzioni estetiche, delle scoperte interdisciplinari.
Premiamo un forte lavoro di équipe, in una città da sempre sensibile nei riguardi del "nuovo”.