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Intervista

"A Love Supreme": nella sua danza quindici anni di ricerca

Il lavoro di De Keersmaeker e Sanchis a Bolzano Danza

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Dopo la prima nazionale nell'ambito di Fabbrica Europa lo scorso maggio, Bolzano Danza si assicura il 26 luglio una nuova rappresentazione italiana di A Love Supreme, quartetto di danze sulla celebre composizione jazz di John Coltrane  firmata a quattro mani da Anne Teresa De Keersmaeker con Salva Sanchis, artista nato nel ricco vivaio della sua compagnia Rosas.

Il lavoro, creato a suo tempo per due coppie di danzatori, tra cui lo stesso Salva, è ora affidato a un quartetto solo maschile, di danzatori usciti da P.A.R.T.S., il centro multidisciplinare per le arti performative diretto dalla coreografa a Bruxelles.

"L'idea di riprendere A Love Supreme – spiega Anne- è nata dall' esigenza di passare parte del repertorio di Rosas a danzatori più giovani. Abbiamo già montato Rain sempre con un cast di giovani Gli attuali revival di Rain e A Love Supreme rappresentano però un modo diverso di approcciare il repertorio. Con Rain la coreografia originale è rispettata in tutti i suoi dettagli. Invece così come in Verkalrkte Nacht il modo di lavorare in A Love Supreme è quasi di vera riscrittura coreografica e anche nell'allestimento.”

“ Nel mio percorso artistico A Love supreme ha un posto speciale.- aggiunge Sanchis- Quando insieme ad Anne Teresa l'ho insegnato come repertorio a PARTS alcuni anni fa ho capito quante idee e materiale avevano ancora senso. Abbiamo visto che al di là della forte personalità dei primi quattro interpreti, c'era un grande potenziale da sviluppare. Per questo avevamo bisogno di danzatori altrettanto 'forti'. E anche questo ha implicato una riscoperta del lavoro e la necessità di porsi nuove domande. Sono stati fatti molti cambiamenti, dai più evidenti – colori e genere del cast – a quelli più segreti (struttura dello spazio, vocabolario). Insomma alla fine è un nuovo lavoro. Addirittura più sofisticato del primo.”

Anne Teresa, cosa la porta a decidere di riprendere un lavoro piuttosto che un altro? E' l'aspetto della creazione coreografica che desidera salvare e tramandare o lo fa perchè il lavoro ha un significato speciale per lei, o semplicemente perchè ha un nuovo cast ideale per quello?

" Restando a A Love Supreme si tratta di un lavoro che continua certi principi e punti chiave che esistono nel mio lavoro da sempre, come il rapporto tra musica e danza. La coreografia è concepita in un modo simile a quello che abbiamo usato in Vortex Temporum e se si vuole a un lavoro del primo periodo della mia ricerca, Grosse Fuge: ciascun danzatore è connesso a un musicista o strumento. La novità qui è che è l'unico lavoro in cui si applica questa idea a una partitura jazz.

Un'altra ragione è stata osservare come Salva ha lavorato con i giovani danzatori nel rimontare parti della coreografia. Un modo estremamente creativo e di forte ispirazione.L'approccio dei nuovi interpreti ha portato il lavoro dove non era arrivato alla creazione. In qualche modo si potrebbe definire questo A Love Supreme come la sintesi di 20 anni di modalità di studio e ricerca elaborati con PARTS. Non sarebbe potuto capitare 10 o 15 anni fa. Non solo abbiamo lavorato con ballerini estremamente dotati ma sia Salva che io abbiamo sviluppato le nostre capacità coreografiche e oggi abbiamo raggiunto una certa maturità. Dopo aver lavorato insieme nella versione originale, io come coreografa a Salva come interprete, abbiamo entrambi seguito il nostro personale percorso, molto diverso. Ritrovarci insieme per questa riproduzione è stata quindi un fatto nuovo e molto gratificante.

Ma quali sono i limiti che vi siete dati nel creare insieme? Come equilibrare idee comuni, o magari, piuttosto, opposte?

Salva Sanchis “ La comune ossessione per la musica e l'interesse per il puro movimento sono state le basi concrete della ripartenza. Siamo due veri appassionati di musica. La musica è da sempre centrale nella mia vita, anche prima di iniziare a danzare. Mi reputo così fortunato di fare una professione connessa con la musica...per fare una battuta non devo aspettare di tornare a casa dal lavoro per ascoltarla, posso farlo anche al lavoro! Amando la musica A Love Supreme è uno di quei dischi in cui devi imbatterti prima o poi. Come per la danza pura: entrambi abbiamo preso molto seriamente la prova. La danza non è seconda a nessun'altra arte e sebbene sia possibile mixarla con altre pratiche quando Anne Teresa o io creiamo un pezzo, non deve esserci altro che danza. In questo senso l'incontro tra musica e movimento è semplicemente perfetto: non esiste per me l'incontro tra due arti piùì perfettamente coese di queste. Insieme alla musica la danza può essere solo danza, insieme alla danza la musica può essere solo musica. Ci sono comunque degli aspetti di Anne Teresa che sono se non opposti, diversi e complementari ai miei.E queste diversità rendono il lavoro insieme più facile, perchè ci fidiamo l'uno dell'altra nel prendere ciascuno maggior responsabilità in quelle parti in cui se sente più ferrato. Anne Teresa ha curato tutta la parte dedicata agli schemi spaziali, la narrazione compositiva e di fatto ha curato l'estetica del lavoro:luci, costumi... Io mi sono preso la responabilità del vocabolario di danza e delle parti di improvvisazione. In un certo senso è un lusso focalizzarsi su ciò che ti riesce meglio lasciando ad altri la responsabilità del resto. Alla fine però tutte le cose devono confluire in una cosa unica. É lì che la collaborazione è cruciale. E davvero è importante la fiducia reciproca. Nel migliore dei casi la collaborazione ti consente una dinamica di lavoro che arriva là dove da solo non saresti mai arrivato.

Anne Teresa De Keersmaeker: “Vorrei aggiungere che qui la collaborazione è stata diversa dall'epoca della creazione. Salva ha avuto il compito di creare materiale coreografico e guidare le improvvisazioni, io ero una specie di occhio esterno utile a seguire lo sviluppo delle strategie spaziale e con il compito di dare uniformità al tutto. É davvero una situazione fantastica quando si percepisce la fiducia reciproca e si sente che comunque siamo liberi di lasciarci andare. Si può insistere su certe cose, ma allo stesso tempo lasciar perdere. Questa dinamica -è importante notarlo- non esisteva comunque solo tra Salva e me, ma anche con i danzatori, in una specie di triangolazione relazionale. E dato che abbiamo lavorato molto sull'improvvisazione, il risultato finale è anche merito loro.

I danzatori di "A Love Supreme" sono tutti allievi di PARTS. Come insegnanti e artisti quale percorso didattico e formativo ritenete necessario oggi?

Anne Teresa De Keersmaker: " Ci sono molti aspetti specifici che servono per diventare un danzatore forte. La tecnica è cruciale. Ma è importante anche saper lavorare a lungo, in un continuum. Devi disciplinarti, sviluppare un modo per essere sempre all'erta sia a livello fisico che mentale. Ciò che io stessa ho sperimentato come l'aspetto più impegnativo di una vita nella danza è la combinazione di teoria e pratica. C'è l'espressione, che è un modo di fare uscire ciò che abbiamo dentro, ma si deve anche nutrire il nostro io di ciò che ci circonda. Certe culture sostengono che un'intensa attività fisica non si combina a una profonda attività intellettuale perchè il corpo richiede capacità e mezzi per creare il flusso di energia mentre si danza diverso da quando si è impegnati in un processo creativo. Io invece considero fondamentale essere capaci di mantenere un armonioso equilibrio tra attività intellettuale e pratica fisica e aver cura della reciproca influenza. Inoltre in danza, più di ogni altra forma d'arte, il processo creativo è così intenso anche a livello sociale. Da coreografa devi assumere un ruolo guida, gestire anche le energie delle persone con cui ti relazioni. Non hai a che fare solo con i danzatori, ma anche con tutto ciò che avviene tra loro.

Salva Sanchiz: “Credo che la cosa più importante da trasmettere agli studenti oggi sia la possibilià di comprendere la tecnica come mezzo di espressione. La pratica, l'abilità, la tecnica sono cose che necessitano pazienza, cucinano a fuoco lento. Nella mia esperienza un danzatore forte è un danzatore che ha tecnica. Non voglio essere frainteso, non intendo parlare di una tecnica specifica e concreta , del tipo poter fare tot giri o saltare tanto in alto. Parlo di qulcuno che sia consapevoe di quel che fa, che mostra come funzionano le cose e ha risorse per trovare soluzioni non predefinite. Per molti anni ho avuto studenti che bypassavano questi aspetti tecnici per trovare l'espressività o perché erano impazienti o perchè non erano in grado di capire dove ciò li avrebbe invece portati. E' vero: studiare la tecnica ti pone di fronte a molti conflitti, perchè devi imparare a vivere quotidianamente con una mancanza di capacità. Ma davvero che questa sia la cosa più rilevante da imparare.La tecnica.


Citando un altro grande jazzista, Winton Marsalis, non esiste libertà nella libertà ma libertà nella struttura. Vale lo stesso per voi, durante la creazione? Fino a quando vi prendete dei rischi?

Salva Sanchiz: “Trovo l'idea di libertà piuttosto fuorviante, sia nel jazz che nella danza. In verità la differenza tra materiale fissato e improvvisazione è così profonda e sottile molto più del contrasto tra libertà e non-libertà. E poi se l'improvvisazione si basasse solo sulla libertà, implicitamente ammetteremmo che  non esiste libertà in un materiale già fissato. E questo non è affatto vero.L'improvvisazione permette di fare dei movimenti che non era prossibile 'preordinare' (complessi, velocissimi, disequilibrati); ma anche l'opposto è vero: il materiale fissato regola movimenti che nessuno potrebbe mai improvvisare. In altre parole la struttura porta organizzazione e leggibilità, cose fondamentali visto che si tratta di comunicare con il pubblico – noi non danziamo per noi stessi".

Paul Taylor dice che coreografare è questione di scelte, non di regole. Siete d'accordo?

Anne Teresa de Keersmaker: "Forse nel fare delle scelte... O meglio far sì che le cose accadano e fare accadere delle cose allo stesso tempo".





 

 

 

 

24/07/2017

Silvia Poletti

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