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Intervista

Dana Michel prossimo Leone D'Argento alla Biennale di Venezia

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BOLOGNA Sagace e sorridente nei modi, Dana Michel conquista immediatamente. Molto conosciuta in Canada e apprezzata dal The New York Times, il prossimo Leone d'Argento della Biennale Danza di Venezia si è già esibita sui palcoscenici di Berlino e Vienna ma rappresenta una novità da scoprire per le scene italiane. Forse pensava a questo Marie Chouinard quando ha deciso di premiarla con il prestigioso riconoscimento all'Innovazione.

A fine aprile abbiamo incontrato Dana Michel a Bologna per Live Arts Week 2017, festival diretto da Silvia Fanti. Nella sua prima apparizione italiana, la coreografa attiva a Montréal ci ha parlato della sua arte e delle sue emozioni.

Dana Michel, come è stato esibirsi in Italia per la prima volta?
Sento una grande affinità con l'energia del festival Live Arts Week e anche con l'Italia. Infatti, quando ero bambina nella prima casa in cui ho vissuto i nostri vicini erano italiani, quindi questa cultura mi è stata sempre familiare. Mi interessa interagire con le arti visive e le istallazioni e così ho accettato l'invito di Silvia Fanti a esibirmi nell'istallazione di Nico Vascellari scholomance (II). È stata una collaborazione abbastanza spontanea e ho incontrato gli altri collaboratori lo stesso giorno della performance. Ho sentito molta affinità con l'ambiente “naturalistico” creato da lui. Poi qui all'Ex-Gam di Bologna ho presentato il mio lavoro Palna Easy Francis. Ispirato alla sessualità e alla sensualità, mie tematiche ricorrenti. Come commissione della Sophiensaele di Berlino per il progetto chiamato Witch Dance, mi è stato chiesto di creare un lavoro su Hexentanz di Mary Wigman. Guardando il video sono rimasta impressionata dalla connessione della Wigman con la terra e dalla sua maschera. Ho creato la mia performance in residenza al Goethe Institut di Montréal in una sorta di sala conferenze e così ho voluto mantenere sedie e schermi, illuminati da un mix di luci rosse e blu come colori primari. Quando lavoro vi sono varie chiavi di accesso, è sempre un processo intrinseco e naturale.

Quando danza lei crea suoni col suo stesso corpo, perché ha sviluppato questa pratica così particolare?
Perché ascoltavo molta musica reggae e dub, così ho iniziato a fare beatbox. È una cosa che faccio spesso a casa, anche il mio compagno lo fa sempre, ed è diventata naturale e mi aiuta a pensare. È come un motore col quale muovere e sentire in maniera diversa il mio corpo, come avere due motori allo stesso tempo con i quali guidare le idee e i processi di creazione.

Prima di diventare un'artista è stata atleta e businesswoman, come ha scoperto la danza?
Ho iniziato andando ai raves, facevo sempre festa. Mi sentivo morta al lavoro e quando andavo ai party nei weekend mi sentivo connessa e avvertivo che faceva bene al mio corpo. Dopo ho incontrato alcuni artisti e mi sono fatta sedurre dalla possibilità di tentare questa via. Ho visto sul giornale l'annuncio per le audizioni al Dipartimento di Danza della Concordia University di Montréal e le ho fatte.

Come ha ricevuto la notizia del suo Leone d'Argento da Marie Chouinard?
Ho avuto una residenza nel suo spazio nel 2013 quando stavo creando Yellow Towel. Era venuta alla prima rimanendo entusiasta, quindi con lei ho scambiato poche battute. La notizia del Leone d'Argento è stata per me un grande e bello shock! Avevo ricevuto una email da lei nella quale diceva che mi avrebbe chiamata. Ero per strada e mentre camminavo il telefono squillò alle otto del mattino: “Ehi Dana, sono Marie..”. Mi disse del premio, per me un grande onore e una grande sorpresa. Mi sentivo già abbastanza onorata di essere invitata alla Biennale di Venezia ma ricevere questo riconoscimento è veramente bello. E specialmente se penso a come ho costruito questo lavoro. È stato molto naturale in un momento in cui avevo deciso di fare quel che volevo senza preoccuparmi di piazzarlo. E arrivare al punto di vincere questo premio per me è una conferma per stare sulle proprie idee e ritmi.

Presenterà proprio Yellow Towel alla Biennale di Venezia. Qual è stato il punto di partenza della sua creazione?
Ho iniziato da diversi modi ma diciamo che è stata la prima volta in cui ho guardato veramente me stessa. Sono nata nel 1976 e cresciuta a Ottawa in un quartiere a maggioranza bianca. Ho passato la mia infanzia, adolescenza e periodo universitario in ambienti a maggioranza bianca, andava bene perché ero assimilata. Quando ho iniziato a creare Yellow Towel è stata la prima volta in cui ho detto a me stessa: “Io sono una donna nera!”. Capivo che era una sorta di tabù e qualcosa che cercavo di reprimere e nascondere. Per la prima volta avevo capito cosa significava per me essere nera e riflettere sull'arte nera. Spesso nei programmi o quando i critici scrivono sui miei lavori si contestualizza sempre come arte nera e non capisco il significato. Cosa significa arte nera? Quindi Yellow Towel è il risultato di tutto questo, una sorta di risposta di quello che potenzialmente significa per me.

Progetti per il futuro?
Ho presentato il mio ultimo lavoro Mercurial George a giugno 2016 e al momento lo sto portando in tournée. Adesso sono in residenza sia a Usine C di Montréal sia a DanceMakers di Toronto dove sto creando dei cortometraggi. Poi mi hanno commissionato di creare un assolo per Benoît Lachambre che debutterà ad aprile 2018 a Montréal.

Dana Michel
alla Biennale Danza di Venezia 2017
26 giugno 11:30, Campo Sant'Agnese (Zattere), Event
27 giugno 19:00 Teatro dei Soppalchi, Yellow Towel
a seguire Cerimonia di consegna del Leone d'Argento

al Festival di Santarcangelo 2017
dal 14 al 16 luglio, Santarcangelo di Romagna, Yellow Towel

08/06/2017

Carmelo A. Zapparrata

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